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Gestione sanitaria dell’allevamento biologico, utilizzo della medicina omeopatica e della fitoterapia

GESTIONE SANITARIA DELL’ ALLEVAMENTO BIOLOGICO, UTILIZZO DELLA MEDICINA OMEOPATICA E DELLA FITOTERAPIA
Autore: Francesca Pisseri
pubblicato su Buiatria 3/2009: 57-63

 
RIASSUNTO
Nell’ allevamento biologico il contributo veterinario deve essere di ampio raggio e interfacciarsi con altre competenze quali quelle agronomiche, zootecniche, ecologiche, il ricorso ai mezzi chimici deve essere minimo, e quindi massimo l’ utilizzo di strategie preventive e sistemiche. I principali approcci medici utilizzabili in tale tipo di allevamento sono omeopatia e fitoterapia. La medicina omeopatica stimola l’organismo a reagire alla malattia sfruttandone le naturali potenzialità di guarigione, il rimedio omeopatico è altamente specifico del sistema. La prescrizione fitoterapica, al contrario di quella omeopatica, si basa sul principio farmacologico dose-effetto, va tuttavia considerato che il farmaco in questo caso è un fitocomplesso, che contiene numerosi principi attivi, ed ha quindi una azione multifattoriale sull’ organismo animale.

 
PAROLE CHIAVE: sanità animale, strategie preventive, omeopatia, fitoterapia.
La presenza veterinaria nell’ allevamento ha tra le sue principali finalità la salvaguardia della salute animale ed umana e la tutela del benessere animale, tenendo presenti le esigenze economiche dell’ imprenditore agricolo. .
Nell’ allevamento biologico, e più in generale nella zootecnia che voglia perseguire modelli di sostenibilità ambientale e di etica del rapporto uomo-animale, il contributo veterinario dovrà essere di ancor più ampio raggio e interfacciarsi con altre competenze quali quelle agronomiche, zootecniche, ecologiche.
L’ obiettivo primario della produzione biologica non è di tipo quantitativo, ma interessa la qualità delle produzioni stesse e in modo particolare le modalità produttive con le loro conseguenze sull’agroecosistema. L’ azienda infatti si deve inserire in maniera equilibrata nell’ ambiente, nell’ ottica del mantenimento della naturale fertilità del suolo, la superficie agricola deve essere in relazione al numero di capi allevati e le componenti animale e vegetale si devono integrare, badando al rispetto delle esigenze fisiologiche ed etologiche degli animali.

 
La gestione sanitaria di tale tipo di allevamento quindi non è soltanto la applicazione dei regolamenti e delle leggi in vigore, ma un modo diverso di salvaguardare la salute animale, tramite un approccio più complesso e articolato.
L’ agroecosistema è costituito da suolo, vegetali, animali, uomo, e basa il suo equilibrio su un complesso insieme di relazioni reciproche fra le varie parti che lo compongono.L’ equilibrio dell’ agroecosistema è anche alla base della salute animale. La cattiva gestione di una parte del sistema si ripercuote inevitabilmente sulle altre parti.
La comune concezione dell’ azione medica “diagnosi-prognosi-terapia” va ampliata, in quanto in tale tipo di allevamento il ricorso ai mezzi chimici deve essere minimo, e quindi massimo l’ utilizzo di strategie preventive e sistemiche.

 

E’ perciò necessaria una valutazione non solo clinica ma sistemica, che comprenda l’ intera azienda agrozootecnica, una azione di monitoraggio, interventi correttivi il più possibile preventivi.
La prevenzione richiede una ottimale conoscenza dei problemi e degli elementi del sistema ( animali, alimenti, strutture, anamnesi sanitaria, ecc) ed una efficace comunicazione coll’ imprenditore e col personale.
Strategie sistematiche di monitoraggio sono essenziali per avere un controllo il più possibile continuativo della situazione, utilizzando più metodi di rilievo dei dati (sanitari, produttivi, riproduttivi, ecc) e opportuni momenti di analisi e di discussione sui dati stessi.
La presenza del veterinario nella azienda zootecnica deve essere costante e attenta, poiché mentre nella zootecnia convenzionale si possono apportare correttivi settoriali incisivi (esempio trattamenti antibiotici di massa), nel sistema biologico ciò non è possibile e quindi eventuali problemi vanno affrontati con tempestività e,dove possibile, prevenuti.

 
E’ indispensabile la conoscenza di metodi di cura detti “non convenzionali”, come la medicina omeopatica, la fitoterapia, la agopuntura e, nel caso in cui si il veterinario aziendale di una azienda biologica non ne sia esperto, si può ricorrere alla consulenza di un collega.
APPLICAZIONE DELLA METODOLOGIA OMEOPATICA IN ZOOTECNIA
I concetti base dell’omeopatia sono perfettamente in armonia con i principi della agricoltura biologica, che sottolineano come la salute degli animali vada tutelata soprattutto in forma preventiva, cercando la miglior interazione possibile tra animali e ambiente.
Il rimedio omeopatico è altamente specifico del sistema in quanto ogni individuo (o gruppo di individui se omogeneo) presenta particolari deficit reattivi, al contrario per la medicina tradizionale il farmaco varia in base alla malattia.

 
Il rimedio omeopatico, infatti, stimola l’organismo a reagire alla malattia sfruttandone le naturali potenzialità di guarigione. L’omeopatia cerca di curare le radici profonde della malattia, studiando la costituzione del malato, il suo temperamento, la sua predisposizione ad ammalarsi e l’ambiente in cui vive.
L’applicazione del metodo consiste nel rilevare i sintomi del malato e individuare quella sostanza capace di provocare gli stessi sintomi nell’individuo sano; maggiori sono le similitudini e migliori sono i risultati che si possono ottenere dalla terapia.
L’approccio omeopatico è individuale e la sua applicazione in campo zootecnico, anche se apparentemente difficoltosa, è in realtà possibile poiché gli animali allevati in gruppo possono essere considerati come un unico individuo e i disturbi manifestati come espressione di una tendenza patologica comune.
L’ applicazione del metodo omeopatico unicista prevede varie fasi, che si espongono di seguito.

 
VISITA OMEOPATICA
Si prendono in considerazione i dati riguardanti la visita clinica tradizionale cioè l’ esame obiettivo generale e l’ esame obiettivo particolare dei singoli apparati; oltre a questi si valutano sia i comportamenti propri del soggetto riferendoli alla etologia della specie in questione sia le modalità con cui l’ individuo si rapporta all’ ambiente ( reazioni all’ alimentazione, al freddo, all’ umidità, ecc.).
Nel caso di aziende zootecniche è essenziale una accurata valutazione di ambiente, clima, terreno, strutture, alimentazione, rapporti uomo-animali, dinamiche all’ interno del branco, per avere una visione sistemica della azienda zootecnica (agroecosistema).
I sintomi si raccolgono tramite colloquio col personale addetto agli animali, osservazione diretta, relazione col paziente, queste ultime sono a nostro avviso particolarmente importanti in quanto ci forniscono dati non interpretati dall’ osservatore.
I dati patologici saranno approfonditi con opportune analisi di laboratorio. Essenziale conoscere la etologia della specie in esame.
ANALISI DEL CASO
Si analizzano i sintomi raccolti valutando se vi sia tra essi una relazione e/o una coerenza, è necessario infatti che i sintomi omeopatici non vengano studiati come fenomeni disgiunti l’ uno dall’ altro per non perdere di vista l’ unità psico-soma del paziente: l’ approccio olistico costituisce un punto cardine del metodo di cura omeopatico.
La relazione tra i sintomi ci indica infatti il tipo di reattività del paziente, che è l’ elemento sul quale agisce il rimedio omeopatico.
RREPERTORIZZAZIONE
Il repertorio omeopatico è un database che racchiude i risultati delle sperimentazioni omeopatiche e dati derivanti dalla clinica.
La repertorizzazione consiste nella valutazione dell’ incidenza dei rimedi omeopatici presenti nel repertorio rispetto ai sintomi del nostro paziente. Oggi si usano repertori informatici con cui è possibile gestire un grandissimo numero di dati.
Una buona analisi dei sintomi è indispensabile per una repertorizzazione che abbia successo perché uno stesso sintomo a seconda del contesto può assumere significato e valore diverso.
DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Dallo studio dei rimedi emersi dalla ricerca repertoriale si cerca di individuare quale è il farmaco che presenta maggiori analogie col quadro presentato dal nostro paziente ( o dal gruppo).
PRESCRIZIONE del rimedio e della potenza piu’ simili.
La potenza del rimedio si definisce al numero di diluizioni e succussioni (dinamizzazioni) alle quali è stato sottoposto. Per esempio, un rimedio alla 200 CH è una soluzione derivante da 200 passaggi di diluizione centesimale (1/100) per ognuno dei quali vengono effettuate 100 succussioni secondo il metodo Hahnemanniano.
La scelta della potenza si fa in base alle condizioni generali del paziente ed al tipo di evoluzione della forma patologica in atto, ma in zootecnia anche in base ad esigenze pratiche ed economiche, infatti la prescrizione di potenze più alte consente di ridurre la frequenza delle somministrazioni e quindi i costi di manodopera.
Valutazione della prescrizione omeopatica
Dopo la prima prescrizione si valuta la evoluzione del sistema.
Le reazioni dei pazienti in seguito alla somministrazione del rimedio ci confermano la correttezza della scelta del rimedio, in generale una buona prescrizione determina un miglioramento non solo delle patologie ma anche delle condizioni generali : appetito, vivacità, vita di relazione. Si può avere un miglioramento quali-quantitativo delle produzioni.
Il rimedio sarà quindi specifico e diverso per ogni gruppo e potrà avere l’ effetto di aumentare le capacità reattive generali degli animali.
Nel caso delle parassitosi vi sarà presumibilmente una migliore risposta immunitaria dell’ ospite e quindi una diminuzione della carica parassitaria ma anche una migliore tolleranza dell’ ospite nei confronti del parassita.
Il rimedio omeopatico si può somministrare in soluzione acquosa, per via orale.
Le singole patologie presentate dagli animali saranno gestite dal veterinario omeopata tramite prescrizione effettuata sul caso singolo.
LA FITOTERAPIA NELL’ ALLEVAMENTO BIOLOGICO
La prescrizione fitoterapica si basa sul principio farmacologico dose-effetto, al contrario della medicina omeopatica. Va tuttavia considerato che il farmaco in questo caso è un fitocomplesso, cioè i derivati della pianta utilizzati a scopo terapeutico contengono numerosi principi attivi, oltre a importanti eccipienti naturali, ed hanno quindi una azione multifattoriale sull’ organismo animale, agendo in contemporanea su più funzioni, organi, apparati.
Il fitoterapico ha quindi profonde differenze rispetto al farmaco convenzionale, che vanno considerate attentamente al momento del suo utilizzo. Va posta particolare attenzione al dosaggio, considerando anche il metabolismo delle diverse specie animali; purtroppo gli studi di farmacocinetica in medicina veterinaria sono estremamente scarsi e quindi spesso ci si deve basare su supposizioni ed effettuare dei tentativi.
Numerosissimi sono gli utilizzi della fitoterapia in veterinaria, presenti nelle tradizioni popolari, sia italiane che di altre nazioni. A tal proposito segnaliamo la interessante review pubblicata nel 2003 da Viegi e coll. in cui vengono esposti i risultati di numerose indagini etnobotaniche riguardanti il nostro territorio nazionale.
A titolo di esempio citiamo l’ utilizzo di Artemisia absinthium per vari tipi di disordini gastrointestinali e per le parassitosi, Malva silvestris e Borago officinalis per le proprietà lassative e depuranti, Ficus carica ed Helichrysum italicum per i problemi respiratori, Galega officinalis per l’ aumento della produzione lattea.
Il sapere derivante dalla medicina popolare, correlato allo studio delle proprietà farmacologiche dei principi attivi vegetali può portare, a nostro avviso, ad efficaci prescrizioni medico-veterinarie, auspicando comunque lo svolgimento di studi clinici che siano da riferimento per il medico.
Va considerata infine la frequente variabilità dei preparati disponibili in commercio, le problematiche legate alla qualità dei prodotti e la possibilità di residui fitochimici nei prodotti di origine animale.

 
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