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Ovini di razza Massese

Modello di studio di un rimedio omeopatico per il controllo della strongilosi gastrointestinale in un allevamento biologico di ovini di razza Massese
Pubblicato su: Obiettivi e Documenti Veterinari, anno XXVI, ottobre 2005, p. 5-9
Pisseri F. (1), Benvenuti N. (2), Goracci J. (2), Terracciano G. (3), Giuliotti L. (2), Cianci D. (4)
(1) Scuola di Omeopatia CIMI-Koinè – (2) Dipartimento Produzioni Animali, Università di Pisa (3) Istituto Zooprofilattico Lazio Toscana, sezione di Pisa (4) Dipartimento di Fisiologia Generale ed Ambientale, Università di Bari


Introduzione
La maggior parte delle infestioni sostenute da strongili gastrointestinali è caratterizzata da andamenti sub-clinici che non vengono facilmente rilevati se non con riduzioni dei livelli di produzione. Tuttavia, se le infestioni sono trascurate e non vengono attuate misure preventive e di controllo, possono degenerare sia con la manifestazione di stati patologici più evidenti, sia con la seria compromissione dello stato di benessere dell’animale. Il controllo delle parassitosi gastrointestinali viene in genere affidato all’uso regolare di farmaci antiparassitari, ed è proprio l’impiego non appropriato di terapie convenzionali che rende vulnerabili molti sistemi di produzione, in particolar modo quello biologico. Negli ultimi anni sono aumentati gli studi sulle misure alternative di controllo delle parassitosi, anche a seguito dell’acuirsi del fenomeno di farmaco-resistenza (Waller, 1999; Sangster, 2001; Thompson, 2001; Cabaret et al., 2002). Per questa ragione appare fondamentale valutare la possibilità di un controllo integrato e sostenibile di tali patologie (Wells A. 1999; Berger I., 1997) e, fra i metodi percorribili, quello omeopatico è sicuramente uno tra i più economici, atossici e rispettosi dell’ambiente. Nata dalle riflessioni di Hahnemann (1920), l’omeopatia è un metodo terapeutico che utilizza rimedi derivanti da sostanze vegetali, animali e minerali, sottoposte a processi di diluizione e dinamizzazione. Il rimedio omeopatico stimola l’organismo a reagire alla malattia sfruttandone le naturali potenzialità di guarigione. Hahnemann intuì già agli inizi del XVIII secolo la stretta interazione che intercorre tra psiche e corpo in un individuo, oggi definita psico-neuro-endocrino-immunologia. L’omeopatia cerca di curare le radici profonde della malattia, studiando la costituzione del malato, il suo temperamento, la sua predisposizione ad ammalarsi e l’ambiente in cui vive. Il medicamento omeopatico si inserisce nei processi biologici che governano gli esseri viventi, stimolandoli a mantenere un equilibrio che si traduce in buona salute, la perdita di tale omeostasi costituisce la malattia. La medicina omeopatica si basa sulla legge di similitudine; la sua applicazione consiste nel rilevare i sintomi del malato e quindi individuare la sostanza che ha provocato gli stessi sintomi nell’individuo sano; maggiori sono le similitudini e migliori sono i risultati che si ottengono dalla terapia (Hahnemann, 1920). Essendo l’approccio omeopatico individuale, la sua applicazione in campo zootecnico può risultare apparentemente difficoltosa; in realtà, è possibile considerare animali come bovini e ovini allevati in gruppo come un unico individuo e i disturbi manifestati come espressione di un’unica tendenza patologica comune (Del Francia, 1989). Il medico veterinario omeopata dovrà quindi condurre un’anamnesi approfondita del gruppo, indagando anche sull’alimentazione, sulle caratteristiche dell’ambiente fisico e sociale e raccogliendo tutte le informazioni utili per una più precisa identificazione delle peculiarità del gruppo (Pisseri, 2001). Uno dei metodi utilizzati per la scelta del rimedio prevede l’applicazione in successione delle seguenti fasi: a) presa del caso: seguendo il tradizionale metodo semeiologico, si indaga su anamnesi remota e recente delle principali patologie presenti in azienda, cercando di relazionarle a fattori quali il clima, l’alimentazione, le strutture e il rapporto uomo/animali. Vengono rilevati inoltre gli aspetti comportamentali, rapportandoli all’etologia della specie in questione. Le informazioni sono raccolte tramite colloquio con il personale addetto agli animali e con l’osservazione diretta; b) analisi del caso: si analizzano i dati raccolti valutando se vi sia tra essi una relazione; è necessario, infatti, che i sintomi omeopatici non vengano studiati come fenomeni disgiunti l’uno dall’altro per non perdere di vista l’unità psico-somatica e per individuare il tipo di reattività del gruppo che è l’elemento sul quale agisce il rimedio omeopatico; c) repertorizzazione: consiste nell’individuazione dei rimedi omeopatici presenti nel Repertorio rispetto ai sintomi del paziente-gruppo. Il Repertorio è un testo contenente la raccolta sistematica dei sintomi omeopatici riferiti ai rimedi studiati derivanti da sperimentazioni e riscontri clinici; d) diagnosi differenziale: dai risultati della repertorizzazione viene scelto il rimedio che presenta maggiori analogie con il quadro dei sintomi del gruppo di animali; e) prescrizione: individuazione della potenza del rimedio omeopatico adottato. La potenza del rimedio si definisce in base al numero di diluizioni e succussioni (dinamizzazioni) alle quali è stato sottoposto. Per esempio, un rimedio alla 200 CH è una soluzione derivante da 200 passaggi di diluizione centesimale (1/100) per ognuno dei quali vengono effettuate 100 succussioni secondo il metodo Hahnemanniano. Da quanto fin qui esposto, i rimedi omeopatici non hanno un effetto antielmintico diretto, bensì aumenterebbero la resilienza degli ospiti infetti (Cabaret et al, 2002), cioè la cioè la capacità di far fronte alle conseguenze negative determinate dai parassiti (Coop e Kyriazakis, 2001). Pertanto, gli effetti terapeutici dell’omeopatia non possono essere valutati solo con indagini parassitologiche ma anche con aspetti clinici, produttivi e legati al benessere animale (fertilità, prolificità, mortalità, longevità, incrementi ponderali, body condition score, quantità e qualità delle produzioni). Questo lavoro valuta l’efficacia di rimedi omeopatici finalizzati al controllo della strongilosi gastrointestinale, dando un contributo ad un argomento poco trattato e dai risultati scientifici controversi (Spranger, 2000; Hektoen et al., 2004; Velkers et al., 2005). A questo scopo è stato analizzato un gregge di razza Massese allevato con metodo biologico, correlando i risultati delle indagini con i fattori di variabilità che agiscono sulla carica parassitaria e con la produzione di latte.
Materiali e metodi
Allevamento e rilievi aziendali utili all’individuazione del trattamento – La prova è stata condotta dal luglio 2001 al dicembre 2002 in un allevamento ovino di razza Massese situato in provincia di Lucca ed iscritto al Libro Genealogico. Durante i sopralluoghi sono stati raccolti i dati aziendali e compilate le schede anamnestiche degli animali. L’azienda ha una consistenza di 400 pecore e 120 agnelli, si sviluppa su una superficie di 130 ha di SAU, è provvista di 800 mq di superfici destinate a ricoveri ed è dotata di una sala di mungitura a 24 poste. La notevole estensione aziendale in relazione al numero di soggetti presenti può indicare un buon equilibrio animale-ambiente. Il terreno è di tipo argilloso, pianeggiante e, per le particolari caratteristiche orografiche, parzialmente allagato per vari mesi dell’anno. Non viene effettuata alcuna rotazione dei pascoli, fatta eccezione per il riposo dei terreni in relazione agli allagamenti. Sono stati valutati i comportamenti propri del gregge riferendoli all’etologia della specie e le modalità con cui il gruppo si rapporta all’ambiente (reazioni all’alimentazione, agli eccessi climatici, al microclima, ecc.). Il gregge si è presentato tranquillo, con una buona relazione con l’uomo e non sono stati rilevati fenomeni di competizione, ad eccezione delle lotte fra arieti limitate al periodo estrale delle femmine. L’alimentazione è a base di pascolo, fieno e mangime (orzo, mais e crusca) aziendali. La produzione di latte può essere considerata soddisfacente sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo ed è completamente conferita ad un caseificio. L’anamnesi patologica del gregge è stata condotta prendendo in esame le varie categorie di animali e valutando gli effetti ambientali. Sono stati, inoltre, raccolti i sintomi omeopatici presenti in allevamento, sia tramite colloquio con il personale addetto, sia attraverso l’osservazione diretta e l’esame obiettivo generale e particolare. In questo modo sono emerse: mastiti periodiche (scarso aumento di volume mammario senza risentimento generale degli animali, ma con presenza di latte sieroso, a volte emorragico) e frequenti diarree primaverili negli agnelli, sporadicamente gravi con conseguente debolezza e disidratazione. Inoltre, in primavera ed in autunno circa il 65% delle pecore sono colpite da pedaina, con lesioni interdigitali calde, umide, di colore scuro, con presenza di essudato sieroso. Non sono stati riscontrati problemi di fertilità e da un anno non vengono effettuati trattamenti antiparassitari.
Sintomatologia omeopatica e repertorizzazione – Sono stati selezionati i sintomi omeopatici come mostrato in Tabella 1.

 

 

Una volta comparati i sintomi e le caratteristiche etologico-ambientali con i rimedi conosciuti, è stato individuato il farmaco omeopatico che meglio ha garantito la copertura della sintomatologia espressa dal gregge. La repertorizzazione è stata effettuata col programma informatico MacRepertory 6.0.
Trattamento – Dalla repertorizzazione sono emersi diversi rimedi omeopatici, tra i quali abbiamo scelto Pulsatilla nigricans (fam. Ranuncolaceae), per le analogie con gli aspetti patologici e comportamentali del gregge. Il rimedio Pulsatilla, infatti, è indicato per pazienti timidi e volubili con grande desiderio di compagnia e insicurezza di fondo e con tendenza patologica di tipo flogistico. La potenza scelta è stata XMK che, essendo ad alta diluizione (decimillesima diluizione centesimale con metodo korsakoviano), può consentire un buon effetto con una sola somministrazione mensile, riducendo ulteriormente l’impegno, e conseguentemente i costi.
Campionamento – Per questa ricerca sono stati formati con metodo random due gruppi di 30 pecore, scelti in modo tale che al loro interno vi fossero omogeneamente distribuiti animali giovani (di 5-7 mesi) e pecore pluripare. La prova ha avuto la durata di 15 mesi (settembre 2001-dicembre 2002). Il trattamento omeopatico è stato diluito e dinamizzato in acqua minerale naturale e somministrato al gruppo sperimentale per via orale (3 cc) con cadenza mensile; nella stessa data venivano effettuati i prelievi delle feci mentre, a mesi alterni, raccolti i campioni di sangue. Nel mese di giugno, il gregge è stato trasferito in una località montana per la tradizionale transumanza che ha avuto la durata di circa due mesi. In questo periodo non è stato possibile raggiungere le pecore né per il campionamento né per la somministrazione del rimedio omeopatico.
Analisi di laboratorio – Sulla totalità dei campioni fecali è stato mensilmente determinato il parametro delle UPG (Uova Per Grammo) relativo agli strongili gastrointestinali (Permin e Hansen, 1998) e misurato il livello di carica di coccidi e cestodi. Su un numero inferiore di soggetti è stata valutata la presenza di Dicrocoelium spp e Fasciola Haepatica. Per la ricerca e il conteggio dei trematodi è stato utilizzato il metodo Mac Master e di Sedimentazione (Ambrosi, 1995; Urquhart, 2001). L’esame emocromocitometrico è stato eseguito con contaglobuli automatico tipo Coulter Counter, modello CGA EC13 per la valutazione dell’emocromo completo.
Dati climatici – I dati climatici relativi alla temperatura, piovosità e umidità media ci sono stati forniti dal servizio agrometeorologico dell’ARSIA.
Dati produttivi – I dati produttivi, relativi ai controlli funzionali degli animali, sono stati forniti dall’Associazione Provinciale Allevatori di Pisa.
Analisi statistica – I dati relativi alle UPG sono stati trattati statisticamente attraverso l’analisi della varianza a più vie. Il numero di uova per grammo è stato trasformato logaritmicamente secondo la formula y=log(UPG+25) per rendere tale carattere continuo e distribuito normalmente (Baker, 1997). I fattori di variabilità testati nel modello sono stati: trattamento, data del prelievo, età dell’animale e fase fisiologica durante il prelievo (periodo intorno al parto e non). Sui parametri ematici sono state valutate le correlazioni con i livelli di UPG. Per meglio analizzare l’influenza della carica parassitaria sull’emocromo e sulla produzione di latte, il livello di UPG è stato suddiviso in quattro classi (0: UPG=0; 1: UPG=1-300; 2: UPG =301-600; 3: UPG>600). Nell’analisi della varianza in relazione alla produzione lattea sono stati inseriti come fattori di variabilità: il livello d’infestazione, il numero di lattazione, lo stadio di lattazione. L’analisi statistica è stata effettuata mediante il software JMP, ver. 5.0 per PC, del SAS Institute (2002).
Risultati e discussione
Molti dei fattori di variabilità considerati nel modello hanno presentato un’azione determinante sulle variazioni dei livelli di UPG, in particolare la data del prelievo (p<0.001), l’età (p<0.05) e lo stato fisiologico dell’animale (p<0.05). Il fattore stagionale è risultato altamente significativo con valori maggiori nei mesi autunnali e primaverili in cui la combinazione tra temperatura e umidità appare ottimale per lo sviluppo delle forme larvali nel pascolo e la conseguente infestazione degli animali (Fig. I)

 

 

 

Le UPG distribuite per fasce di età (Tab.2) confermano l’evidente differenza di comportamento tra i soggetti giovani e quelli adulti concordando con i dati bibliografici (Gruner, 2002; Gauly e Erhardt, 2001; Ambrosini e coll., 2001).
L’analisi dell’influenza della fase fisiologica degli animali ha confermato quanto gia riportato in letteratura (Amyes N. e Greer G., 1995). I valori delle UPG, infatti, hanno subito un sensibile aumento negli animali che si trovavano nel periodo immediatamente precedente o successivo al parto (peri parturient rise). In particolare, gli animali giovani hanno fatto rilevare una maggiore sensibilità ai parassiti rispetto agli adulti nella stessa fase fisiologica (Tab. 3).

 

 

Nonostante i risultati statistici non evidenzino una significativa efficacia del trattamento (Tab.4) appaiono interessanti e indicativi i dati esaminati per fascia di età (Tab. 5): nei giovani animali, che presentano un numero significativamente più elevato di UPG rispetto agli adulti, il trattamento omeopatico non sembra apportare un beneficio, che invece si evidenzia nelle pecore adulte dove si registra sia un numero inferiore di uova, sia una loro minore variabilità.

 

 

A questo riguardo, possiamo ipotizzare che il rimedio omeopatico scelto abbia avuto maggiori analogie con il gruppo di animali adulti rispetto a quello dei giovani e che quindi abbia determinato un potenziamento delle difese immunitarie degli adulti. Dall’osservazione dei dati relativi alla distribuzione della carica di strongili gastrointestinali durante l’anno nei due gruppi di animali, possiamo notare una certa efficacia del trattamento nei periodi a maggiore intensità d’infestazione (Fig. II), confermando un andamento già riferito da altri Autori (Pisseri e coll. 2001). Questo risultato sembra rafforzare l’ipotesi che il trattamento omeopatico tenda a ricondurre ad una situazione di equilibrio il rapporto ospite-parassita stimolando la reattività dell’ospite nel momento in cui l’aumento della carica parassitaria potrebbe comprometterne lo stato di salute. L’aumento di UPG registrato alla fine dell’estate e all’inizio dell’autunno potrebbe altresì essere attribuibile alla sospensione del trattamento omeopatico, reso inevitabile nei mesi antecedenti a quei campionamenti.

 


I risultati delle correlazioni tra i valori di UPG e i parametri dell’emocromo non sono in nessun caso significativi, ma questi ultimi si dimostrano costanti sia negli animali alle diverse età, sia nei gruppi di animali trattati o di controllo (Tab. 6): ciò può fornire un’indicazione della resistenza di tale razza alle parassitosi sostenute da strongili gastrointestinali.

 

 

Tra i fattori di variabilità testati in relazione alla risposta produttiva degli animali, sono emersi come significativi (p<0.0XX) quelli legati allo stato fisiologico (mese e numero di lattazione), assumendo valori in linea con quelli attesi. Interessante si rivela, inoltre, l’osservazione del risultato in relazione al livello d’infestazione (Tab. 7): questo parametro, anche se non significativo, evidenzia la capacità degli animali di non pregiudicare le produzioni in seguito all’infestazione parassitaria. Questa caratteristica, nota come resilienza (Baker, 1997), ha confermato i risultati conseguiti in un’altra ricerca sulla stessa razza (Benvenuti e coll. 2004), ribadendo la capacità della Massese di mantenere elevate performance produttive anche in presenza di un alto tasso d’infestazione. Tali osservazioni, unite alla mancanza di correlazione tra i livelli di UPG e l’emocromo, indicano una buona capacità di risposta agli insulti patogeni dei parassiti nel gregge in questione.

 

 

Dalla ricerca quali-quantitativa dei trematodi sono emerse cariche parassitarie costantemente molto basse o addirittura negative; ciò dimostra in entrambi i gruppi la scarsa prevalenza di tali parassiti nella zona di allevamento.
Conclusioni
La grande variabilità del livello di infestione parassitaria degli ovini al pascolo viene confermata anche da questa esperienza, che ne evidenzia la dipendenza dalle condizioni ambientali, dall’età e dallo stato fisiologico dell’animale. Questa realtà rende talvolta problematico attuare un intervento mirato con farmaci di sintesi. Da considerare, inoltre, in merito ai trattamenti convenzionali, i costi elevati, l’inquinamento ambientale ed i fenomeni di farmacoresistenza. In questa ricerca il trattamento omeopatico ha palesato un’interessante efficacia sebbene limitata agli adulti, nei quali sembra aver potenziato i naturali meccanismi di acquisizione dell’immunità. E’ necessario ricordare, a questo proposito, come l’omeopatia, per le sue specifiche modalità di azione, non contrasti direttamente i parassiti, ma tenda a ripristinare un equilibrio tra ospite, parassita ed ambiente che si traduce con il mantenimento di un discreto stato di salute degli animali e di adeguati livelli produttivi. In questo lavoro si evidenzia come la relazione tra carica parassitaria, stato di salute e produttività degli animali induca delle riflessioni sull’opportunità stessa di un trattamento quando vi sia uno stato di buon equilibrio tra ospite, ambiente, parassita. Queste considerazioni si basano su un approccio sistemico allo studio dei fenomeni usato in omeopatia, che porta anche a studiare le relazioni fra i vari elementi di un sistema e a cercare le soluzioni in un’ottica di migliore integrazione, indipendentemente dal tipo di strategia che si intende adottare. La metodologia omeopatica sembra essere risultata una possibile pratica terapeutica per la strongilosi gastrointestinale negli animali adulti, anche se è auspicabile un concreto approfondimento di questa tematica, grazie alla sua praticità, oltre che a costi di gestione contenuti, assenza di tossicità e di residui sia nei prodotti di origine animale che nell’ambiente. La gestione delle parassitosi dovrà essere comunque affiancata da metodologie di controllo integrate, quali l’uso razionale dei pascoli e la corretta gestione dei piani alimentari.
Ringraziamenti Si ringrazia l’allevatore Edilio Giorgi. Ricerca eseguita con fondi ARSIA.
Bibliografia disponibile presso gli autori