EcoallevamentoBenessere animaleAgroecologia

L’ETICA DELLA RELAZIONE TRA SPECIE UMANA E ANIMALI DA ALLEVAMENTO

Francesca Pisseri, medica veterinaria ad orientamento sistemico

 

Tutte le società umane, sia passate che presenti, sono caratterizzate da una forte relazione con gli animali domestici, in alcuni casi caratterizzata da sopraffazione, in altri da convivenza e collaborazione, ne è un esempio la storia millenaria tra l’uomo e il cane.

La vita e la morte, il nutrirsi di altri organismi, sono fenomeni naturali, tuttavia il modo di vivere urbano odierno ha fortemente scollegato gli umani dalla natura e dalle produzioni agricole, fino a renderci inconsapevoli della storia del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Le relazioni tra specie animali e vegetali differenti tra di loro sono alla base della complessa rete che costituisce gli ecosistemi,“il fatto che una specie dia o riceva sostentamento da un’altra, rappresenta la modalità con cui la natura mantiene la vita” (Ahlers 1990).

Nutrirci è un atto che ci mette in profonda relazione con gli animali che ci danno sostentamento, e anche se non abbiamo contatti con loro durante la loro vita, scegliendo come cibo una parte del loro corpo, nutrendoci di essi, compiamo un atto che ha delle implicazioni etiche. Questo atto necessita di riflettere sul suo significato, di pensare alla vita che è nella storia di quel prodotto, e alle sue relazioni con l’ambiente, necessita di coltivare una consapevolezza.

Il basso costo del cibo, che porta anche a sprechi impressionanti, non aiuta a dare un giusto valore alla vita dell’animale che ce lo ha fornito, e alla fatica delle persone che hanno lavorato per produrlo.

La domesticazione degli animali, dai quali l’uomo ricava nutrimento e lavoro, inizia nel Neolitico. E’ un processo nel quale si attua una co-evoluzione delle specie coinvolte, e quindi cambiamenti sul piano fisico, funzionale e dei comportamenti. Essa implica l’esistenza di relazioni sociali tra le specie, che sviluppano forme di comunicazione e di interazione pur mantenendo i propri schemi sociali specie-specifici. La nostra chiave di lettura di questa relazione è biologica, antropologica e sociale.

E’ da questa reciprocità che nascono nuove modalità di comportamento. L’animale non è solo un soggetto passivo rispetto all’uomo, ma, con le sue reazioni, modifica a sua volta il comportamento umano. Vi è la tendenza, da entrambe le parti, a convivere e a collaborare; l’animale domestico non è “prigioniero”nell’allevamento, ma, se le condizioni sono adatte a lui, vive volentieri in ambiente antropico.

La relazione tra specie umana e animali domestici è una forma di mutualismo, dalla quale entrambe le specie traggono vantaggi e benessere. L’allevamento industriale ha alienato tale condizione, causando malessere e sofferenza sia negli animali allevati, sia nell’uomo che se ne occupa.

L’animale allevato in un contesto consono alle sue esigenze, rispetto all’animale selvatico, corre meno rischi di predazione, viene curato quando malato, nutrito regolarmente non rischiando periodi di penuria di cibo legati alla vita libera, può riposare e muoversi in ambienti a lui adatti, anche se il suo destino è la morte programmata dall’uomo. Ha quindi in generale dei vantaggi, e meno stress rispetto alla vita libera, a patto che ci sia rispetto dei suoi bisogni, non solo di tipo fisiologico, ma anche di tipo etologico come la libertà di vivere interazioni sociali, di accoppiarsi, di giocare, di muoversi adeguatamente.

Nel modello agroecologico gli animali sono parte integrante di un sistema che è fondato sull’armonia e sul reciproco beneficio umanità-animali-terra.

Condividiamo la affermazione che definisce il benessere “ uno stato di salute completo, sia fisico che mentale, in cui l’animale è in armonia col suo ambiente” (Hughes 1976). Gli animali sono stati ufficialmente riconosciuti come esseri “senzienti” (Trattato di Lisbona, 2007), questa consapevolezza può sostenere e guidare un modo nuovo di allevare gli animali, in un modello dove i ritmi e le modalità di gestione degli animali e della terra siano più consoni a tutti gli organismi che vi partecipano, uomo compreso. Noi riteniamo che gli animali siano portatori di coscienza e di emozioni. Essi hanno il diritto di fare una vita dignitosa e soddisfacente, e l’uomo il dovere di prendersi cura di loro, in modo responsabile, garantendo contesti e cure consoni alle loro esigenze.

Il benessere si basa su una profonda conoscenza, anche di tipo empatico, della natura animale. 

Il sistema produttivo non deve essere guidato dallo sfruttamento ma da concetti di mantenimento e salvaguardia del territorio, del benessere animale, delle produzioni locali, evitando sovrapproduzioni ma concentrandosi su piccole produzioni di qualità.

Dedicare tempo ad osservare gli animali e relazionarsi con loro è utile ad instaurare comportamenti collaborativi, per esempio spostare animali tramite richiami, avendoli abituati con calma a questo comportamento, invece di indurli a spostarsi stimolando reazioni di fuga attraverso percosse o paura.

Non troviamo giusto porre al primo posto le esigenze umane e il fattore economico a scapito della questione animale e ambientale. Questa posizione antropocentrica, che vede l’uomo poter disporre in base alle sue sole esigenze il destino di animali, piante, e ambiente, è quella che sta portando al disastro ambientale. 

La agricoltura e la zootecnia impostate con modello industriale non hanno purtroppo inciso sui problemi di nutrizione dei popoli dei paesi in via di sviluppo, e anzi hanno danneggiato alcune economie locali importando modelli agricoli monocolturali che hanno sosituito policolture che sostenevano la sovranità alimentare dei popoli.

 

 

 Bibliografia

“Con-vivere, l’allevamento del futuro” di C.De Benedictis, F.Pisseri, P.Venezia, Arianna Editrice

 

 

I contenuti di questa relazione sono diffusi sotto Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported; possono essere utilizzati per altre opere,anche modificandoli, purchè venga citato il nome dei diversi autori, e non possono essere utilizzati per scopi commerciali se non previo accordo specifico con gli autori.