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Omeopatia veterinaria

OMEOPATIA VETERINARIA
L’omeopatia necessita di lunghi anni di studio e di pratica clinica post-laurea per essere praticata con successo, considerando che nell’ambito dei corsi universitari per medici e medici veterinari non viene insegnata.
La pratica delle medicine non convenzioanli non è ancora del tutto regolamentata; il cittadino deve quindi porre particolare attenzione alla scelta del professionista e appurare che abbia avuto una formazione specifica.
La Regione Toscana ha recentemente istituito nell’ ambito degli Ordini Provinciali di Medici, Veterinari e Farmacisti degli Albi di professionisti esperti in omeopatia, agopuntura, fitoterapia.
Visione olistica
La medicina omeopatica ha una visione olistica del paziente, l’individuo cioè viene visto come un tutt’uno mente-corpo,l’individuo viene visto nelle sue relazioni con l’ambiente circostante :il proprietario, gli altri animali, l’ambiente naturale, il cibo, ecc..
Il veterinario omeopata deve quindi avere una conoscenza globale del paziente, quindi non solo della sua malattia.
Secondo la visione omeopatica la malattia deriva da uno squilibrio della reattività dell’individuo, infatti quandoi sistemi difensivi sono efficaci non ci si ammala, o si guarisce prontamente;
Quando l’individuo è in uno stato di equilibrio ( fisico, emotivo e mentale) è in grado di conservare lo stato di salute, quando invece vi è uno squilibrio esso non riesce a reagire efficacemente e quindi si ammala.

Il rimedio omeopatico
Il rimedio omeopatico è una sostanza proveniente dal mondo animale, minerale, vegetale, sottoposta a particolari processi chimico-fisici : la diluizione e la succussione ( o dinamizzazione) , esso interagisce con l’individuo in maniera del tutto diversa rispetto al farmaco convenzionale, apporta infatti al sistema-individuo una informazione, un segnale, che lo aiuta a ritrovare lo stato di equilibrio, è comunque il paziente che organizza la propria guarigione.
Guarigione
Il compito dell’omeopata è quello di prescrivere un rimedio omeopatico che sia in grado di riportare l’individuo allo stato di equilibrio.
Il percorso verso la guarigione è in alcuni casi complesso, vi può essere ciò che si chiama aggravamento omeopatico o la comparsa di vecchi sintomi, per questo l’omeopata deve avere le competenze per seguire il paziente nel modo migliore.
Medicina integrata
Il buon medico deve saper avviare il proprio paziente verso un’altra disciplina o essere pronto a collaborare con colleghi esperti in altre materie se ritiene che sia la cosa migliore per il suo paziente, in un ‘ ottica di medicina integrata.
Per fortuna sempre più le medicine non convenzionali sono viste in una ottica integrata, il loro utilizzo cioè non è considerasto solo “alternativo” alla medicina convenzionale ,ma anche “ complementare”.
Le medicine non convenzionali non sono in grado di curare qualunque patologia, e la medicina cosiddetta “ufficiale” ha dei limiti per quanto riguarda molte patologie degli animali.
Visita omeopatica
La visita omeopatica comprende la visita clinica tradizionale , in cui si deve giungere a una diagnosi clinica, eventualmente supportata da indagini di laboratorio o per immagini, e il colloquio omeopatico, durante il quale l’omeopata conosce il paziente e i suoi proprietari.
Questa fase è importantissima, infatti la conoscenza e la comprensione del paziente è essenziale per una buona prescrizione.
L’omeopata farà domande circa la vita sociale dell’ animale, il suo appetito, le sue attività, vorrà conoscere tutta la sua storia clinica.
E’anche importante che si instauri una buona relazione tra veterinario omeopata, cane o gatto o cavallo e proprietario, poiché solo con una buona armonia si può lavorare insieme per migliorare la salute e l’equilibrio generale del paziente.

Il rimedio omeopatico
La Medicina Omeopatica utilizza esclusivamente medicinali omeopatici unitari sottoposti a sperimentazione patogenetica.
Il Medicinale Omeopatico è una sostanza proveniente dal mondo vegetale, minerale o animale, sottoposta a processi di diluizione e dinamizzazione ( è un tipo di scuotimento cui è sottoposta la soluzione), che è stata sperimentata sull’ uomo sano.
Ogni rimedio omeopatico, quindi, viene sperimentato singolarmente su individui sani( non si utilizza la sperimentazione sugli animali); il risultato della sperimentazione, definito “patogenesi” del rimedio, è essenziale per la prescrizione.
La prescrizione avviene in base al principio di similitudine o analogia, tra il quadro dei sintomi presentato dagli sperimentatori e il quadro dei sintomi presentato dall’ ammalato.
La elevata diluizione della sostanza di partenza nei rimedi omeopatici rende impossibile una interpretazione della loro azione sul piano biochimico-molecolare.
Il rimedio agisce stimolando le capacità di reazione del paziente; la malattia infatti, secondo quest’ ottica, deriva da uno squilibrio dell’ individuo stesso.
Il rimedio agisce apportando uno stimolo, una informazione al sistema biologico che lo porta a ricercare un equilibrio nelle proprie reazioni.
La ricerca scientifica non ha ancora spiegato il meccanismo col quale avviene tale interazione, c’è da dire che molto poche risorse sono state fino ad oggi impiegate in tal senso nel mondo della ricerca.
I medici omeopati, al contrario, tramite la loro esperienza clinica, arricchiscono continuamente di informazioni tale disciplina, sono naturalmente informazioni di tipo clinico, e non riguardano il meccanismo di azione dei rimedi che dovrebbe essere studiato da fisici, chimici, biochimici.
Il farmaco convenzionale agisce in stretta relazione alla quantità, ha quindi un effetto terapeutico dose-dipendente al pari degli effetti collaterali e degli effetti tossici; al diminuire della sostanza diminuiscono in genere gli effetti tossici ma anche quelli terapeutici.
Recenti studi hanno messo in evidenza come la linearita’ della relazione dose-effetto di una sostanza farmacologica sia rispettata solo in sistemi isolati (colture cellulari ,in vitro ,ecc ) mentre nell’ ambito di sistemi biologici complessi ( come l’ organismo umano ed animale) interverrebbero dei meccanismi che renderebbero tale relazione non lineare.
Cio’ spiegherebbe in parte l’ incidenza degli effetti collaterali e la frequente imprevedibilita’ degli effetti terapeutici e collaterali dei farmaci.
In omeopatia la relazione dose-effetto è esattamente l’inverso rispetto alla medicina convenzionale : aumentando la diluizione della sostanza diminuiscono gli effetti tossici( legati alla presenza di molecole) e aumentano quelli terapeutici in quanto l’azione medicamentosa è uno stimolo, un’ informazione che il rimedio apporta al sistema vivente il quale reagisce attivando la ricerca di un nuovo equilibrio tramite processi reattivi a lui noti (peculiarità dell’individuo- individualizzazione del farmaco).
La terapia tradizionale agisce infatti a livello biochimico e quella omeopatica si presuppone agisca a livello energetico ( forse campi elettromagnetici).
Il concetto di livello energetico non è purtroppo ancora chiaro ai nostri giorni non essendone ancora nota la localizzazione e non essendo possibile misurarlo , tuttavia ne conosciamo alcune qualita’ che si desumono dallo studio e dalla pratica dell’ omeopatia.
Il piano energetico di un individuo è a monte di quello biochimico e di quello organico ed è quindi in grado di influenzarli provocando in essi modificazioni ; investe inoltre la totalità dell’individuo e non singole parti.
Lo stato di salute in omeopatia si definisce come EURITMIA o equilibrio dell’energia vitale; tale equilibrio è dinamico e consiste in eventi continui di interazione tra le varie parti dell’individuo(psiche-emotività-corpo o cellule-sangue-mediatori ecc.) e tra l’ individuo e l’ambiente in un evolversi spazio-temporale di sollecitazioni e reazioni.
Lo stato di malattia è DISRITMIA o squilibrio dell’energia vitale anch’esso dinamico.
La reattività del soggetto sia nello stato di salute(reattività efficace) che in quello di malattia (reattività inefficace ) è sempre caratteristica e peculiare del soggetto stesso sia nel tipo di reazione che nelle modalità di essa.
Per questo motivo è necessaria la conoscenza dell’ individuo più completa possibile e scevra da schemi interpretativi al fine di giungere alla corretta prescrizione omeopatica.
Da qui deriva che il farmaco in grado di interagire su un piano energetico e quindi con la reattività individuale deve essere DINAMICO.
Samuel Hanemann ( 1775-1843),il medico tedesco ideatore della medicina omeopatica, notò che diminuendo la dose di una sostanza (diluizione,processo chimico) e sottoponendola a un processo fisico(succussione) la sua azione si amplia: dal solo piano fisico agisce anche sui piani mentale ed emotivo,agisce inoltre stimolando la reattività del soggetto; acquisisce quindi delle proprietà dinamiche e particolari prima non presenti.
Sostanze inerti come il Silicio acquisiscono tramite questi processi potenti proprieta’ medicamentose , tossici potenti come l’ arsenico o i veleni di serpenti sono in grado di provocare la guarigione ; sostanze che hanno effetti gia’ allo stato ponderale come le piante officinali ampliano il loro potere terapeutico riuscendo a interagire con livelli piu’ profondi o con apparati con cui non hanno stretto tropismo d’organo.
Qualunque sostanza quindi sia essa un potente tossico,una sostanza con effetti terapeutici o inerte se diluita e dinamizzata può interagire con l’ individuo; tale interazione si verifica tuttavia solo se il farmaco è somministrato in modo omeopatico , è questa infatti la conditio sine qua non di tale metodo terapeutico: il farmaco determina la guarigione del soggetto che presenta un quadro sintomatologico simile a quello determinato in sperimentatori sani dal farmaco stesso(legge di similitudine).
Per spiegare la tipologia di azione delle sostanze diluite e dinamizzate Hanemann studiò l’effetto primario e secondario di una sostanza allo stato ponderale: l’effetto primario è l’ interazione che esso ha con l’organismo da cui deriva una alterazione,l’effetto secondario è la reazione dell’ organismo a tale alterazione che tende a ristabilire lo stato di equilibrio.
L’effetto primario è quello che si sfrutta in farmacologia allopatica ( legame farmaco-recettore).
Al diminuire della dose e con la succussione si riduce fino ad annullarsi l’effetto primario e si potenzia il secondario, viene quindi stimolata la reazione dell’organismo.
Quindi la riduzione della dose di una sostanza diminuisce ( fino ad annullare ) l’ effetto primario e potenzia l’ effetto secondario ,cioè lo stimolo sui processi vitali.
Da ricordare infine che tutti i farmaci omeopatici hanno la capacita’ di agire sui livelli mentale , emozionale e fisico visto che raggiungono in profondità l’ essere vivente.
La profondita’ e l’ intensita’ dell’azione di tali farmaci è legata alla similarita’ con il paziente , piu’ è forte la similarita’ e piu’ sarà potente, rapido e duraturo l’ effetto terapeutico.