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Allevamento agroecologico

L’ Agroecosistema è un ecosistema utilizzato a scopi agricoli. E’ creato dall’ uomo il quale organizza l’ attività agricola su un ecosistema preesistente.
In un agroecosistema l’ energia solare è la forza motrice, viene convertita in biomassa dalle colture, e in parte ( residui colturali) trasferita nel suolo sotto forma di sostanza organica, che i microrganismi in parte mineralizzano, rifornendo di nuovo le colture con elementi nutritivi.
La biomassa colturale asportata con il raccolto può essere trasformata dagli animali allevati in produzione secondaria. Le deiezioni animali reintegrano la fertilità del suolo.
L’ elemento sostanziale di differenza tra ecosistema e agroecosistema è l’ asportazione delle biomasse vegetali e animali ( produzione ) che può indurre una perdita di energia e materia tale da pregiudicare la capacità dell’ agroecosistema di autosostenersi.
Tanto più l’ agroecosistema si allontana dall’ equilibrio quanto più sono necessari apporti energetici e chimici esterni.Il sistema definito industriale è nella sua essenza fortemente squilibrato, necessita quindi di continue correzioni tramite apporti esterni, di tipo chimico e di energia fossile.
Nell’ agricoltura industriale i seguenti elementi sono di estrema importanza: meccanizzazione ( piu’ energia ausiliaria), concimazione minerale in luogo della concimazione organica aziendale e della rotazione delle colture, controllo chimico infestanti , fitopatie e malattie degli animali, irrigazione in aggiunta ad acqua meteorica, impiego di varietà vegetali e razze animali selezionate per ottenere grandi produzioni ( e non per la loro adattabilità all’ ambiente ).

Nel sistema di produzione definito agroecologico l’ elemento di controllo e intervento umano è di fondamentale importanza, cambia però la sua forma rispetto a quello industriale : conoscenza di suolo, piante, animali, interazioni tra essi, scelta delle specie piu’ adatte all’ ambiente e non viceversa, interventi correttivi in caso di squilibri, gestione sanitaria basata su prevenzione ( omeopatia ).
Quindi in tale sistema l’ apporto in informazioni ( cultura) è più importante rispetto all’ apporto in energia fossile e chimica del sistema convenzionale.
Si preferisce utilizzare il termine AGROECOLOGICO anzichè BIOLOGICO in quanto il metodo di produzione biologico, che si rifà al rispetto delle attuali normative in materia, è basato essenzialmente sulla riduzione degli imput chimici, ma utilizza ben poco concetti di agroecologia, per esempio per quanto concerne la gestione dei pascoli, è quindi necessaria una evoluzione delle tecniche di allevamento seguendo i principi della permacoltura e della agricoltura sinergica.

ZOOTECNIA INDUSTRIALE

Nei rapporti tra agricoltura e industria la industria è sovente sia a monte che a valle del processo produttivo agricolo, e quindi condiziona l’ adattamento dell’ agricoltura ai propri processi produttivi e ai mezzi prodotti ( chimici, meccanici, ecc) avendo anche forte influenza sull’ informazione che viene diffusa.
Anche la ricerca è spinta soprattutto da interessi industriali, questo spiega la scarsità di ricerca su metodi agricoli e zootecnici a basso impatto ambientale.
L’ agricoltura nei paesi industrializzati è ormai un processo para-naturale dove la produzione è legata strettamente all’ uso di macchine, energia fossile, sostanze chimiche di sintesi e in piccola parte ai meccanismi biologici di piante e animali. La terra intesa come suolo, organismi nativi(piante e animali) energia solare non è il fattore primario della produzione agricola di tipo industriale. L’ agricoltore è sempre piu’ coinvolto nelle tendenze dell’ economia nazionale ed internazionale.
Con questa logica si è arrivati ad eccessi produttivi nei paesi industrializzati e a carenze enormi nei paesi in via di sviluppo.
E’ logico quindi continuare a considerare l’ aumento delle rese come il nostro obiettivo?
La zootecnia intensiva concentra un gran numero di animali e crea aziende iperspecializzate in un settore produttivo ( quindi per esempio aziende zootecniche senza terra).
Le conseguenze possono essere: aumento delle patologie animali “condizionate”, grande sofferenza degli animali per mancanza di spazio e forte limitazione alla possibilità di esprimere il proprio etogramma, inquinamento ambientale , forte uso di farmaci e vaccini ( impatto ambientale), possibile diminuzione della qualità delle produzioni ,eccesso di produzioni che può dare problemi al mercato.

AGROECOSISTEMA
L’ Agroecosistema è un ecosistema utilizzato a scopi agricoli. E’ creato dall’ uomo il quale organizza l’ attività agricola su un ecosistema preesistente. In un agroecosistema l’ energia solare è la forza motrice, viene convertita in biomassa dalle colture, e in parte ( residui colturali) trasferita nel suolo sotto forma di sostanza organica, che i microrganismi in parte mineralizzano, rifornendo di nuovo le colture con elementi nutritivi. La biomassa colturale asportata con il raccolto può essere trasformata dagli animali allevati in produzione secondaria. Le deiezioni animali reintegrano la fertilità del suolo.
Il funzionamento degli agroecosistemi si basa sull’ utilizzo di energia radiante solare e flusso energetico ausiliario ( combustibili fossili, energia chimica). E’ necessario ridurre al minimo l’ utilizzo di energie non rinnovabili, e quindi indirizzare l’ alimentazione animale verso il pascolamento, riducendo il consumo di cereali.
I cereali infatti richiedono alti consumi di energia fossile e di acqua, e non sono necessari, se non in piccola quantità, per l’ alimentazione dei nostri animali.
I ruminanti infatti si sono evoluti in modo tale da poter digerire la cellulosa, tarmite microrganismi simbionti, e sono quindi in grado di creare proteine nobili per la nostra alimentazione partendo da carboidrati complessi, per noi umani indigeribili.
E’importante di sfruttare al meglio flusso energetico naturale e quindi prevedere il suolo coperto da vegetali per la maggior parte dell’ anno, quindi specie e biotipi adattabili al territorio, con cicli vegetativi differenziati nell’ arco dell’ anno, ed alta biodiversità.
La biodiversità rende più stabili gli ecosistemi, riduce gli eventi morbosi vegetali e animali, e contribuisce a creare occasioni di sinergia tra organismi vegetali e animali.
Le monocolture riducono la capacità di intercettamento della luce solare, rendono il sistema molto instabile, necessitano di elevati imput chimici ed energetici, e riducono la fertilità del suolo a lungo termine.
La sostanza organica del terreno è energia solare capitalizzata sotto forma di legami di Carbonio e deriva da residui colturali, deiezioni animali e microrganismi ( fauna del terreno quali insetti, ecc)che elaborano ( formaz humus = fertilità).
A seconda dei tipi di colture, del loro avvicendamento e della rotazione vegetali-animali ci può essere arricchimento o depauperazione del terreno.
Per quanto riguarda il pascolo, la rotazione di specie animali diverse e l’ avvicendamento animali-vegetali mantengono e arrichiscono la fertilità del suolo, mantengono la biodiversità e la salute del terreno.

I principi della zootecnia agroecologica

lavorare quanto più possibile all’interno di un sistema chiuso e disegnato sulle risorse locali
mantenere nel lungo periodo la fertilità del suolo, tramite una opportuna gestione dei pascoli e delle colture
evitare tutte le forme di inquinamento che possono risultare dalle tecniche agricole
produrre generi alimentari di alta qualità ed in sufficiente quantità
ridurre al minimo l’uso di energia fossile
fornire al bestiame condizioni di vita consone alle loro necessità fisiologiche ed ai principi umanitari
(da M.Mazzoncini)

 

IL MODELLO SISTEMICO
Il modello sistemico si basa sulla analisi degli elementi e delle risorse presenti nell’agroecosistema agricolo e delle loro reciproche interazioni; prevede lo studio di soluzioni che migliorino la organizzazione delle risorse ambientali, strutturali e tecniche, processo che porta alla massima resa del sistema con il minimo dispendio energetico.
Si tende al massimo utilizzo delle risorse presenti all’interno del sistema, come il suolo per i pascoli, il bosco per il microclima, ristrutturazione di strutture già presenti, l’energia solare per il funzionamento degli impianti e la produzione di biomassa vegetale, in modo da ridurre al minimo la necessità di input esterni al sistema stesso, come l’energia fossile.
L’ apporto in informazioni ( cultura) è più importante rispetto all’ apporto in energia fossile e chimica del sistema convenzionale.
L’ elemento di controllo e intervento umano è di fondamentale importanza, cambia però la sua forma rispetto al modello convenzionale: conoscenza di suolo, piante, animali, interazioni tra essi, scelta delle specie piu’ adatte all’ ambiente e non viceversa, interventi correttivi soprattutto preventivi in caso di squilibri, gestione sanitaria basata su omeopatia e fitoterapia.
IL PASCOLO
Una corretta gestione dei pascoli, dal punto di vista sia agronomico che ambientale, si ottiene suddividendo gli stessi in parcelle e facendovi ruotare i gruppi di animali, tale pratica si chiama “ rotazione dei pascoli”.Essa consente di ottenere la massima resa per ettaro di foraggio perché permette una buona ricrescita del cotico erboso nei periodi di riposo del terreno, limita la crescita di infestanti e fenomeni quali il calpestamento e il dilavamento.
Tanto maggiore è il numero di parcelle disponibili e minore il tempo di permanenza su ogni parcella, tanto più grandi sono i vantaggi che si ottengono dal punto di vista sia sanitario, che economico (maggiore resa in Unità Foraggere per ettaro) che ambientale.
Quindi un più razionale utilizzo del pascolo, cui sono particolarmente vocate razze bovine rustiche, può portare ad una diminuzione dell’ utilizzo di cereali da granella ed insilati,con una conseguente riduzione del consumo di energia fossile necessaria per ottenere le produzioni animali.
Gli imput necessari alla crescita dell’ erba sono principalmente energia solare, acqua, sostanza organica (che deriva dalle feci degli animali), e solo parte energia fossile per lavorazioni periodiche, mentre le colture cerealicole richiedono un impiego più consistente di energia fossile e acqua.
BIBLIOGRAFIA
Pollan M. “Il dilemma dell’ onnivoro” Adelphi
Mollison B. e Slay R. M. “Introduzione alla permacoltura” Terra Nuova Edizioni
Fukuoca M. “La fattoria biologica” Ed. Mediterranee
Caporali F. “Ecologia per l’ agricoltura” RED ed.
Rist M.e Schragel I. “Allevamento etologico dei bovini” EDAGRICOLE
Ricklefs R. E. “L’ economia della natura” Ed. Zanichelli
Mollison B.-Slay R.M. “Introduzione alla permacoltura”Terra Nuova Edizioni”