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Con-vivere. L’allevamento del futuro. Libro vincitore Premio Majella 2015

Comprendere la sensibilità degli animali per allevarli nel rispetto dell’ambiente e delle loro esigenze.

– L’allevamento del futuro sarà più rispettoso degli animali?

– Un modello di allevamento più rispettoso degli animali è possibile?

– Esiste un’alternativa agli allevamenti industriali?

 

Secondo alcuni gli allevamenti intensivi verranno ricordati alla stregua dei lager, una vergogna per l’umanità. Ma esiste un’alternativa? E’ un modello che si può modificare, o è ormai inevitabile per garantire cibo e carne per tutti? “Ora ci sembra impossibile cambiare questo modello di allevamento, ma non dimentichiamo che la pratica dell’allevamento intensivo è nata 50 anni fa, mentre l’uomo ha allevato gli animali in maniera profondamente diversa per migliaia di anni” – spiegano gli autori del libro Con-Vivere. L’allevamento del futuro (edizione Arianna) Carla De Benedictis, Francesca Pisseri e Pietro Venezia.

 

Ciò che il libro si auspica è una riduzione del numero di animali allevati ed una graduale trasformazione dei metodi di allevamento, in maniera da renderli più sostenibili, sia per la qualità di vita degli animali che a livello economico ed ambientale. Il modello proposto è quello dell’allevamento agroecologico, che “si ispira fortemente a quello tradizionale supportato dalle innovazioni tecnologiche moderne e arricchito di contenuti ecologici ed etici”.

“Dobbiamo ridurre fino all’eliminazione gli allevamenti industriali, cambiare strutturalmente e radicalmente l’allevamento che riduce l’animale a una macchina; l’animale non è un oggetto ma un essere senziente”, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona del 2007 ed evidenziato dal Giuramento del veterinario.Gli animali provano quindi emozioni (rabbia, dolore, sofferenza, piacere, amore filiale..), hanno una vita sociale complessa che spesso non conosciamo perché non abbiamo gli strumenti per leggere alcuni dei loro comportamenti, hanno caratteristiche comunicative sotto certi aspetti anche superiori a quella umana (si pensi ad esempio all’utilizzo dell’olfatto).

 

Chiunque decida di tenere un animale deve, dunque, conoscerne profondamente l’etologia, in maniera da impostare un allevamento basato sulle esigenze di specie (di libertà, di vita di relazione, di igiene, di vita riproduttiva, di gioco) creando un modello che possa rispettare la natura animale, condizione che negli allevamenti intensivi non è strutturalmente possibile rispettare. Infatti, “l’allevamento industriale rappresenta il sistema di allevamento gestito dall’uomo che, dalla domesticazione a oggi, ha portato l’animale il più lontano possibile dalla sua natura originaria”.

 

La necessità di spazio per stabilire la gerarchia all’interno del gruppo, di pascolare per un ruminante, o di grufolare per un suino, sono comportamenti innati e devono essere rispettati, sono imprescindibili per la salute.

Il pregio di Con-Vivere è che ci permette di conoscere da vicino gli animali che alleviamo, usando un linguaggio divulgativo, ma allo stesso tempo estremamente pratico: scopriamo così ad esempio che il suino è un animale pulito, particolarmente sensibile ed emotivo e che ha una visione panoramica a 310o, tipica degli animali predati. Che la vacca, essendo un erbivoro predato, è per natura sempre in allerta, ha difficoltà a mettere a fuoco velocemente quando è sotto stress, e può essere spaventata da alcuni colori, come il giallo. Le pecore sono animali estremamente sociali e hanno bisogno di vivere in gruppo, per avvertire la protezione del gregge, mentre le capre sono curiose e hanno un senso di gerarchia molto forte.

Queste sono solo alcune delle nozioni che si apprendono, che forse potranno sembrare scontate, ma che sono necessarie per chi decide di allevare questi animali.

Solo conoscendo esattamente le esigenze di questi animali è infatti possibile allevarli in modo etico.

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e della salute pubblica, nel libro si evidenzia come sia necessario utilizzare metodi terapeutici, come la medicina omeopatica, che non inquinino e non inducano antibiotico-resistenza. Infatti una delle maggiori problematiche legate ai sistemi intensivi è il favorire l’aumento di ceppi batterici antibiotico-resistenti, pericolosi anche per le persone, a causa dell’uso massiccio di antibiotici.

Un grave problema ambientale è legato all’utilizzo di molecole come le avermectine, che dalle deiezioni degli animali raggiungono l’ambiente, danneggiando moltissime specie di insetti e di pipistrelli.

La medicina omeopatica può aiutare nel controllo delle malattie facendo leva sui naturali meccanismi difensivi degli animali.

Il modello proposto dagli autori si basa su una gestione attenta e responsabile degli ecosistemi, creando sistemi di allevamento semibradi con grande attenzione al carico animale e alle tecniche di pascolamento, che consentono un incremento della biodiversità e la conservazione dei territori rurali, soprattutto collinari e montani.

 

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