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Gestione integrata delle parassitosi

Gestione integrata delle parassitosi
Autore: Francesca Pisseri,08/04/2011
Linee guida per una gestione a basso impatto ambientale delle parassitosi animali
Concetti di base dell’ approccio integrato
L’ approccio integrato prevede il mantenimento del naturale equilibrio ospite-parassita, e rifiuta l’ottica della eliminazione completa dei parassiti nell’ organismo degli animali. Infatti da un lato tale eliminazione è impossibile, se non a breve termine, nell’allevamento basato sul pascolamento, e dall’ altro è dimostrato, per alcune parassitosi, che la presenza di una bassa carica parassitaria nell’ animale contribuisce a limitare la insorgenza di infestioni massive, preservandone la salute. Continua a leggere

Medicina veterinaria preventiva

MEDICINA VETERINARIA PREVENTIVA
Autore: Francesca Pisseri, 15/09/2012

 
Prevenzione veterinaria negli allevamenti:sanità animale, benessere, approccio olistico
La presenza veterinaria nell’ allevamento ha tra le sue principali finalità la salvaguardia della salute animale ed umana e la tutela del benessere animale, tenendo presenti le esigenze economiche dell’ imprenditore agricolo. La prevenzione in questo senso si pone come il principale mezzo per il mantenimento della salute e del benessere animale, nell’ottica di un sempre minore utilizzo di molecole di sintesi. Continua a leggere

Medicina omeopatica e parassitosi ovine

Medicina omeopatica e parassitosi ovine
Pubblicato su: “Metodologie alternative di lotta alle parassitosi gastrointestinali degli ovini”. Quaderno ARSIA N°4: 31-37.
Francesca Pisseri1, Francesca Cecchi2, Franco Del Francia1
L’agricoltura e la zootecnia biologica necessitano di dati e tecniche che ne possano supportare lo sviluppo. Non si può infatti pensare che l’allevamento biologico possa basarsi su un semplice ritorno alle tecniche tradizionali in quanto, nonostante tale indirizzo produttivo prediliga la qualità a scapito della quantità, deve comunque avere un riscontro economico che giustifichi lo sforzo della conversione.

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Terapia con gli oli essenziali

GLI OLI ESSENZIALI
La definizione data nel 1996 dall’ Aromatherapy Trade Council è: “ Un OE è un composto aromatico e volatile usualmente estratto da una unica specie botanica tramite distillazione o spremitura, cui niente dovrebbe essere aggiunto”. Un OE si definisce indicando la specie e il genere del vegetale da cui deriva seguito dalla sigla o.e.. Sono diverse le parti della pianta in cui si sintetizzano e si immagazzinano, si trovano per esempio negli agrumi nell’ epicarpo, nella rosa nei fiori, nella cannella nella corteccia, nel rosmarino nelle foglie, nell’ aglio nel bulbo. Continua a leggere

Studio omeopatico di una epidemia

Trattamento omeopatico di un gruppo di cavalli affetti da adenite equina
L’adenite equina ha come agente causale il batterio Streptococcus Equi, è una malattia con alta morbilità e bassa mortalità, caratterizzata da flogosi delle vie respiratorie superiori e linfoadenopatia diffusa, in taluni casi con degenerazione purulenta.
Presenta frequenti complicazioni articolari, cardiache o renali da immunocomplessi.
Il decorso è di 15-20 giorni.

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Ovini di razza Massese

Modello di studio di un rimedio omeopatico per il controllo della strongilosi gastrointestinale in un allevamento biologico di ovini di razza Massese
Pubblicato su: Obiettivi e Documenti Veterinari, anno XXVI, ottobre 2005, p. 5-9
Pisseri F. (1), Benvenuti N. (2), Goracci J. (2), Terracciano G. (3), Giuliotti L. (2), Cianci D. (4)
(1) Scuola di Omeopatia CIMI-Koinè – (2) Dipartimento Produzioni Animali, Università di Pisa (3) Istituto Zooprofilattico Lazio Toscana, sezione di Pisa (4) Dipartimento di Fisiologia Generale ed Ambientale, Università di Bari

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Allevamento etico e sostenibile

Allevamento etico e sostenibile: produzione e consumo di prodotti di derivazione animale nel rispetto degli esseri viventi e dell’ambiente.
Per un consumo consapevole, per una nutrizione di qualità, per una collaborazione rispettosa tra produttori e consumatori.
Convegno tenutosi a Roma il 19 gennaio 2014, a cura del CIMI(Centro Italiano di medicina Integrata).

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Modello sistemico in medicina veterinaria

MODELLO SISTEMICO IN MEDICINA VETERINARIA
Autore: Francesca Pisseri,16/08/2012
La sistemica in medicina veterinaria: un approccio complesso per una semplice soluzione dei problemi
Tale impostazione mette a fuoco la dinamica generale dell’ individuo, prendendo quindi in considerazione l’ ambiente in cui vive, il suo vissuto, le sue relazioni per giungere a soluzioni che comprendano e sostengano le risorse dell’ individuo ( o dell’ ecosistema) stesso, che possano migliorare le sue capacità adattative e il suo equilibrio a medio e lungo termine. Continua a leggere

Medicina integrata in veterinaria

MEDICINA INTEGRATA IN VETERINARIA
Autori: Francesca Pisseri,Giuliana Terracciano,Grazia Guidi, dagli Atti del Convegno Primo Incontro di Medicina Veterinaria Omeopatica, Arezzo, 29-11-2008
Nella clinica veterinaria degli animali da affezione le Medicine non Convenzionali sono utilizzabili in maniera alternativa o complementare alla medicina convenzionale.
I fattori alla base delle scelte terapeutiche sono, nella nostra esperienza, essenzialmente dovute alle seguenti valutazioni: Continua a leggere

Il metodo della complessità in omeopatia veterinaria

Dr.ssa Francesca Pisseri Dott. Riccardo Tomassini
Tale metodo utilizza una impostazione dinamica e complessa dello studio del paziente e dei rimedi: si cerca di mettere a fuoco le relazioni del soggetto con l’ambiente che lo circonda, inteso come clima, territorio, rapporto con l’uomo, coi conspecifici o con altre specie animali. Si evidenzia inoltre la lettura del vissuto del paziente in termini di processi, cioè di azioni e avvenimenti che si sviluppano nel tempo e nello spazio, e non tanto come insieme di elementi isolati (i cosiddetti “sintomi omeopatici”). Continua a leggere

Terapia con gli oli essenziali

GLI OLI ESSENZIALI
La definizione data nel 1996 dall’ Aromatherapy Trade Council è: “ Un OE è un composto aromatico e volatile usualmente estratto da una unica specie botanica tramite distillazione o spremitura, cui niente dovrebbe essere aggiunto”. Un OE si definisce indicando la specie e il genere del vegetale da cui deriva seguito dalla sigla o.e.. Sono diverse le parti della pianta in cui si sintetizzano e si immagazzinano, si trovano per esempio negli agrumi nell’ epicarpo, nella rosa nei fiori, nella cannella nella corteccia, nel rosmarino nelle foglie, nell’ aglio nel bulbo. Le più importanti famiglie botaniche cui afferiscono piante da cui si ricavano gli OE sono le Lamiatae o Labiatae, le Apiaceae o Umbelliferae, le Asteraceae, le Lauraceae, le Myrtaceae, le Rutaceae. Sono in genere poco solubili in acqua e molto solubili in alcool, etere, cloroformio, acido acetico e nei grassi. La loro composizione è variabile anche nell’ ambito della stessa specie botanica, si parla quindi di CHEMIOTIPI in riferimento alla prevalenza di una data molecola tra i costituenti.

 
I fattori che infuenzano la variabilità degli OE sono di tipo genetico (ibridazioni), pedoclimatici ( natura del terreno, esposizione al sole, piovosità, temperatura ecc), momento balsamico, fattori agro-colturali, e alcuni fattori post-raccolta quali procedure di estrazione e conservazione. Gli OE si utilizzano in cosmetica, in terapia farmacologia, come repellenti per insetti, come additivi alimentari ( modificatori di sapore). I tipi di estrazione sono diversi, e lo spirito è quello di alterare il meno possibile i composti presenti nella pianta. Tali metodi possono essere meccanici, fisici, chimici. Spesso avvengono frodi commerciali quali adulterazioni (aggiunta di sostanze estranee), che comprendono anche vendita di prodotti diluiti come puri, e sofisticazioni ( vendere un OE al posto di un altro). Secondo altri autori l’ OE può derivare anche da estrazione chimica tramite solventi.
estratto dalla pubblicazione”Essential oils in medicine, principles of therapy”(F.Pisseri,A.Bertoli,L.Pistelli,2008):
Attività terapeutiche degli oli essenziali
Gli OE esercitano attività terapeutiche polivalenti i cui meccanismi d’azione, per la loro complessità ,ma anche per la scarsità di studi clinci, non sono sempre chiari. Tuttavia si può dire che gli O E influenzano gran parte dei sistemi organici con una azione di potenziamento delle funzioni vitali, e inoltre alcuni di questi prodotti hanno un tropismo specifico verso un organo od un apparato e verso alcune funzioni specifihce. I costituenti chimici degli oli essenziali, il loro odore ed il loro sapore agiscono sia singolarmente che in sinergia, determinando sempre un’azione globale psicosomatica. Il medico che desideri prescrivere a scopo curativo o preventivo gli OE deve compiere una valutazione critica dei prodotti disponibili in commercio in quanto la composizione e la qualità degli OE influenzano fortemente sia le loro potenzialità terapeutiche che i rischi tossicologici. Come per ogni fitocomplesso la attività sull’ organismo degli OE deriva dalla azione complessa e combinata e non dalla semplice somma delle attività dei singoli componenti.

 
Si riportano schematicamente le principali attività terapeutiche degli OE con alcuni riferimenti a specifici oli:
Proprietà spasmolitiche: Limone, Pimpinella anisum, Rosmarinus officinalis,Foeniculum vulgaris, Menta piperita, Thymus vulgaris
Proprietà revulsive: Tea-tree, Citrus lemon, Menta piperita
Azione analgesica: Cymbopogon spp., Menta piperita
Proprietà antinfiammatorie e decongestionanti: Salvia sclarea, Matricaria camomilla, Citrus sinensis,Rosmarinus officinalis, Citrus lemon
Proprietà immunomodulanti: Citrus limon, Thymus vulgaris, Rosmarinus officinalis, Origanum vulgaris
Proprietà antimicrobiche:Melaleuca alternifolia,Thymus spp., Satureja spp., Citrus bergamia, Origanum vulgaris, Illicium verum, Ocimum basilicum, Matricaria recutita, Salvia officinalis, Satureja montana,Origanum majorana
Proprietà antifungine, dimostrate sia in vitro che in vivo: Melaleuca alternifolia,Thymus vulgaris,Origanum vulgaris, Citrus limon, Ocimum basilicum, Origanum majorana
Azione espettorante, mucolitica:Eucalyptus spp., Thuja spp. , Pinus spp.
Attività antiossidanti:Rosmarinus officinalis, Citrus lemon
Proprietà psicotrope, con evidenti effetti sul comportamento sia umano che animale( ansia, demenza): Lavandula vera, Citrus aurantium, Anthemis nobilis, Melissa officinalis
Azione olfattiva, con effetti psicologici, neurologici e feromonali, soprattutto su zone del cervello riguardanti le emozioni
Proprietà acaricide: Eugenia caryophyllata
Per quanto riguarda le proprietà antimicrobiche esse sono state evidenziate anche nei confronti di alcuni ceppi batterici antibiotico-resistenti. Da ricordare inoltre i numerosi studi, sia in vitro che in vivo, sulla attività inibente nei confronti di Candida albicans nell’ uomo ( Melaleuca alternifolia, Lavandula vera, Citrus spp., ecc).

 
Utilizzo clinico
La terapia con gli oli essenziali può essere di tipo locale o sistemico, va tuttavia tenuto presente che essendo sostanze in gran parte volatili e liposolubili anche in caso di applicazioni locali vi può essere una certa diffusione sistemica sia per via inalatoria che per via cutanea o mucosale. L’ utilizzo sistemico deve essere cauto, dato il basso indice terapeutico di alcuni O E, e con particolare attenzione alla qualità e al chemiotipo dell’ olio che si utilizza.
In dermatologia la loro prescrizione può essere sia eziologica ( betteri, miceti), che sintomatica ( prurito, infiammazione, ecc), sia come riequilibranti della cute, gli oli essenziali potrebbero infatti stimolare sia il sistema immunitario sia i cheratinociti al miglioramento delle difese locali, dello strato corneo e del materiale lipidico intercellulare. Si può quindi consigliare il loro uso, in maniera alternativa o complementare alla terapia convenzionale, per affezioni quali il pioderma localizzato o diffuso, la dermatite seborroica, le micosi, l’ acne, le dermatiti furfuracee con cute secca o seborroica. Per le dermatiti atopiche va valutato con attenzione l’ utilizzo di oli che si sono dimostrati allergizzanti, come Melaleuca spp., Lemon epp, ecc; da considerare che alcuni oli derivanti dalla famiglia delle Labiate hanno causato reazioni di ipersensibilità crociata.
Per quanto riguarda l’ apparato respiratorio da ricordare l’ utilizzo di Eucaliptus spp. e Pinus spp. per via inalatoria per le azioni espettoranti e mucolitica.
Sull’ apparato digerente interessanti la azione spasmolitica, sia a livello intestinale che delle vie biliari, di oli come quello di Rosmarinus officinalis e Foeniculum vulgaris, oggetto di personali esperienze prescrittive, in cui si è notato un ottimo effetto in pazienti con sindromi coliche e buona tollerabilità per lunghi periodi.
E’ importante utilizzare opportuni veicoli per le somministrazioni, sia locale che generale. Riteniamo particolarmente indicato l’ olio di mandorle dolci per miscele da applicazione cutanea e otologica, visto che è facilmente assorbito e si diffonde fino al derma consentendo il conseguente assorbimento degli OE, oltre ad essere ben tollerato. Esso deriva tramite spremitura a freddo.dal frutto del Prunus Dulcis Mill ed è un noto eudermico, ha attività emolliente, idratante, lenitiva. Recentemente nella sua composizione sono stati identificati dei polifenoli con attività antiossidante.La frazione polisaccaridica ha dimostrato in vitro e in vivo su linfociti di ratto effetti stimolanti i linfociti ( 27). Non è quindi da considerarsi un semplice eccipiente in quanto contribuisce a ristabilire l’ equilibrio cutaneo alterato in corso di malattie dermatologiche. Gli OE da somministrare per via generale si possono miscelare a estratti secchi o polveri in opportune preparazioni galeniche.

 
Dosaggi
per applicazioni cutanee i dosaggi variano a seconda del tipo di olio, e delle considerazioni cliniche, per l’ uomo si va dall’ 1% al 10%, per gli animali dal 5% al 50%, dato il diverso spessore della cute e la presenza del mantello. Anche per l’ utilizzo sistemico i dosaggi vanno attentamente valutati, per i rischi di tossicità, a titolo indicativo si aggirano da 0,1 a 0,3 mgr/kg/die.
Prescrizione
La tecnica prescrittiva degli oli essenziali può seguire due diverse vie: una di tipo riduzionista in cui si prescrive un determinato o.e. in base ai componenti presenti correlati alle evidenze cliniche in letteratura e allo stato clinico del paziente, ed una più complessa ed olistica in cui si tengono presenti tutte le attività degli oli, anche quelle che derivano dalle tradizioni ed usi popolari, comprese le azioni sul piano psicologico ed emozionale. La prescrizione quindi nel secondo caso tiene presente le caratteristiche del paziente nella sua totalità psico-fisica. Riteniamo che le due vie si possano integrare con successo. Per la prescrizione antibatterica e antifungina sarebbe auspicabile allestire degli aromatogrammi, in quanto può variare la sensibilità di diversi ceppi micotici o batterici agli O E.

 
Tossicologia e reazioni avverse
Si possono riscontrare vari tipi di tossicità: acuta, subacuta e cronica, a livello riproduttivo, carcinogenicità, etc. In caso di applicazione cutanea si può avere -Irritazione diretta (reazione di tipo non immunitario),già alla prima applicazione,la reazione è rapida, e la sua severità dipende dalla concentrazione dell’irritante. OE ad alto tasso di fenoli possono causare irritazione, ad esempio Citrus limon, Origanum vulgaris, Thymus vulgaris. -Ipersensibilità, reazioni di tipo immunitario, sia di tipo I che comprende l’anafilassi e l’atopia, sia reazioni cellulo-mediate o di ipersensibilità ritardata (risposta infiammatoria dopo 12-24h) con reazione di tipo eczematoso, dermatitico, come la dermatite da contatto. Diversi componenti degli oli presentano tossicità generale, dose-dipendente. I fenoli possono essere caustici e provocare fenomeni di irritazione renale e lesioni alle mucose del tubo digerente; alcuni chetoni presentano uno spiccato neurotropismo e la tendenza ad accumularsi nell’organismo; i terpeni sono irritanti per la pelle e le mucose; alcuni esteri sono stupefacenti a dosi molto elevate.Per il tea tree oil è stata evidenziata ototossicità, il che ne controindica l’ uso otologico. In caso di applicazioni cutanee inappropriate a dosi molto elevate (era stato utilizzato TeaTreeOil puro, alla dose di 20 ml a gatto adulto) si sono riscontrati sintomi come depressione, incoordinazione e tremori muscolari.
Bibliografia
Valussi M.(2005) Il grande manuale dell’ aromaterapia.Fondamenti di scienza degli oli essenziali.Tecniche Nuove. www.infoerbe.it

Studio omeopatico sull’aggressività del gatto

Nella pratica della medicina omeopatica lo studio degli aspetti comportamentali del paziente è essenziale ai fini prescrittivi, anche quando la consultazione non riguarda patologie comportamentali. Il materiale omeopatico a nostra disposizione è per la maggior parte riferito all’ uomo, non è sempre facile, quindi, impostare correttamente lo studio dei casi clinici.
Lo studio dell’ etologia della specie è a nostro avviso estremamente utile anzitutto per capire il significato e contestualizzare le espressioni comportamentali del paziente facendo comunque attenzione a non generalizzare in quanto l’ omeopatia studia l’ individuo e le sue proprie peculiarità; è inoltre importante per rilevare alcune espressioni proprie dell’ animale tramite osservazione diretta in quanto i sintomi osservati direttamente dal medico hanno nello studio del caso clinico una utilità maggiore di quelli riportati dal proprietario. In questo studio si parte da alcuni richiami sull’ etologia del gatto, in particolare sul tema dell’ aggressività, si indicano quindi alcune rubriche di riferimento del repertorio omeopatico ed infine si cerca di delineare il profilo di alcuni rimedi omeopatici nei quali a nostro avviso questo tema è particolarmente presente.
Cenni etologia del gatto
Il gatto e’ in natura un predatore di piccoli roditori e volatili; l’istinto di caccia e’ ancora presente nella maggior parte dei gatti in quanto e’ un carattere innato, si può sviluppare ulteriormente in caso di insegnamenti al piccolo da parte della madre. La presenza dell’attitudine predatoria determina la grande adattabilita’ dei gatti in ambiente sia rurale che urbano: in condizioni di scarsita’ di cibo fornito dall’uomo, il gatto puo’ infatti sfruttare la sua capacita’ di cacciare. Il tipo di caccia effettuata dal gatto e’ piu’ efficace se svolta in solitudine: da qui deriva l’attitudine asociale del gatto. Il gatto può vivere da solo o in gruppi, in genere matriarcali, l’ individuo o il gruppo occupano un determinato territorio la cui estensione è in relazione alle possibilità di caccia ivi presenti, il territorio viene difeso dall’ intrusione di estranei.
La diminuzione dell’attivita’ predatoria dovuta alla costante presenza di cibo rende i gatti maggiormente sociali: ne sono un esempio le “ colonie “ feline. Il comportamento sociale dipende quindi molto dalle condizioni ambientali: i gatti che vivono in colonie, se vi e’ carenza di cibo, si danno all’attivita’ predatoria diventando piu’ solitari. Anche l’ordinamento gerarchico nei gruppi di gatti varia a seconda delle situazioni, non vi sono strutture sociali definite e costanti come in altre specie animali. L’uomo ha cercato, tramite la selezione, di ottenere gatti piu’sociali, infatti le razze particolarmente selezionate hanno caratteristiche di maggiore socialità. Il comportamento sociale del gatto sia nei confronti dell’uomo che dei suoi simili e’ comunque in generale limitato nei tempi ed a certe modalita’ quindi carezze troppo prolungate, eccessiva vicinanza di altri gatti o persone possono scatenare comportamenti aggressivi.
Per quanto riguarda il comportamento sessuale anch’ esso deriva dalla loro atavica asocialita’: vi sono infatti forti vocalizzazioni per cercare il partner, l’ovulazione e’ provocata dall’accoppiamento, le modalita’ di accoppiamento sono aggressive; vi e’ infatti bisogno di una certa dimostrazione di forza da parte del maschio perche’ la femmina accetti di essere coperta. Il gatto che vive in appartamento pur essendo condizionato a comportamenti voluti dall’uomo mantiene in molti casi moduli comportamentali della vita selvatica. Nonostante la sua adattabilita’ il gatto e’ tendenzialmente abitudinario, puo’ infatti essere stressato da cambiamenti di ambiente o di orari.
Se rispettato nelle sue modalita’ sociali, il gatto sa essere un animale molto affettivo: e’ dolce, sensibile, rilassante per l’uomo. Le caratteristiche di affettivita’, sensualita’ e dolcezza unite alla sua anima ancora selvatica lo rendono un animale particolarmente affascinante. Il linguaggio del corpo del gatto e’ molto ben definito per i messaggi di allontanamento: inarcamento del dorso, erezione del pelo, appiattimento delle orecchie, sguardo fisso, posizionamento laterale del corpo. Se la situazione precipita e la fuga non e’ possibile, c’e’ l’aggressione. Da quanto detto finora si evince che l’aggressivita’ e’ un modulo comportamentale proprio dell’etologia del gatto.
Talvolta ci si trova di fronte a comportamenti aggressivi normali per il gatto ma non accettati dal proprietario, in questo caso e’ necessario fornire delle informazioni che portino l’uomo ad accettare il comportamento del proprio animale. L’aggressivita’ e’ viceversa un disturbo comportamentale vero e proprio quando si esplica al di fuori dei comportamenti normali della specie o delle situazioni in cui dovrebbe presentarsi. Tale evento può essere dovuto alla stretta convivenza uomo – gatto in ambiente domestico, che porta all’animale una serie di frustrazioni e di stress. Le cause di comportamento anormale del gatto individuate dall’etologia classica sono:
cause genetiche: comportamento sociale e aggressivo sono ereditari
socializzazione impropria: il gatto deve avere contatti con la specie con cui si vuole che socializzi in giovane eta’ ( 2-7 settimane )
frustrazioni, situazioni stressanti rispetto alle esigenze dell’animale, ad esempio l’ introduzione di nuovi soggetti nel proprio territorio o il cambio di abitudini
Errori del proprietario: ad esempio punirlo per eventi non associabili dal gatto alla punizione
Cause mediche: pseudogravidanza, diabete, ipotiroidismo, dolore in genere
L’aggressivita’ si distingue in: affettiva quando si accompagna a segnali di minaccia associati al linguaggio del corpo. Vi e’ una risposta adrenergica del sistema nervoso autonomo. non affettiva quando l’attacco non e’ preceduto da avvertimenti; in questo caso rischia maggiormente di fare danni ad animali o persone.
Approccio omeopatico
Inquadrare il problema dal punto di vista omeopatico significa cercare di capire il tema di fondo che ha spinto il soggetto a scegliere l’aggressivita’ come modalita’ reattiva, cogliere i sintomi peculiari del paziente per giungere ad una efficace prescrizione. In questo studio si tenta, partendo da un inquadramento etologico, di trovare utili spunti per impostare una terapia omeopatica. Va tenuto presente che il lavoro va fatto comunque sul singolo soggetto, qualunque schematizzazione non può rendere ragione della complessità di un individuo e delle sue interazioni con l’ ambiente; questo studio ha quindi solo valore orientativo e non ha pretese di esaustività sull’ argomento. Si è fatta una ricerca sul repertorio omeopatico di rubriche a nostro avviso utili per lo studio di gatti che presentano comportamenti aggressivi utilizzando il Repertorio Syntesis 5 ed.e il Rep. Complete Mec Rep 5.5 , da notare che non sempre il linguaggio repertoriale si adatta alle osservazioni veterinarie e al modo attuale di descrivere i fenomeni ( è un linguaggio in gran parte antico), quindi la scelta delle rubriche per lo studio di un caso va sempre ragionata. Si presentano poi alcuni rimedi a nostro avviso significativi sul tema dell’ aggressività del gatto. Elenchiamo di seguito alcuni tipi di aggressività felina, citando alcune rubriche repertoriali di orientamento. Rubriche repertoriali sull’ aggressività in generale: anger, rage, violent, pugnacious, attak other….desire to, biting, striking. A. Indotta dal dolore: e’ rivolta verso la fonte del dolore. Esempio un gatto accidentalmente calpestato, l’ episodio aggressivo è piccolo e rapido, oppure in corso di malattie dolorose ( FUS, ecc.) Anger about pain Rage from pain Quarrelsome during pain Violent from pain A. Da dominanza: Haugthy Egotism Quarrelsome Quarrelsome…….pugnacious Fight, wants to Si sottolinea come la rubrica dictatorial a nostro avviso si adatti in pochi casi al comportamento animale di dominanza, in quanto sottintende una volontà costante ed eccessiva di esercizio del potere. A. Per paura Fear, Anxiety A. Asociale felina, per esempio in caso di carezze prolungate o presenza di estranei nel loro territorio. Aversion aproached,to being Company,aversion to the presence of strangers Company, aversion Quarrelsome if disturbed Rage violent from touch Anger, touch when Touched, aversion of being A. Rediretta: diretta cioe’ verso un oggetto che non e’ la causa dello stato di stress, per esempio quando un gatto è in agitazione e non può scappare aggredisce la prima cosa che vede. Confusion mind Desctructiveness A. Per gioco: i gattini verso i 4-6 mesi diventano piu’ violenti nel gioco, se crescono con la madre questa li inibisce in tale comportamento, se vengono allevati dall’ uomo è piu’ probabile che giochino violentemente. Mischievous A. Predatoria: questo tipo di aggressivita’ si puo’ scatenare in gatti di appartamento verso piedi umani od oggetti; deriva da frustrazione d’istinto predatorio. Wildness A. Sessuale Sexual passion A. Appresa: il gatto puo’ utilizzare il comportamento aggressivo per arrivare ad un risultato.
Cause mediche di aggressività
A. da irritazione: artriti, FUS, lesioni orali possono causare uno stato di irritazione da dolore. Irritability Vedere le rubriche riguardanti le entita’ morbose del caso. A. Epilettica Wildness before convulsions Rage during epilepsy Riportiamo di seguito i profili di alcuni rimedi omeopatici che riteniamo interessanti riguardo il tema dell’ aggressività del gatto, con riferimento ad esperienze personali.
ACONITUM NAPELLUS, vegetale, Ranuncolacea
L’ Aconitum contiene sostanze molto tossiche ( 1 mgr è la dose letale per un uomo) che causano forte agitazione, stimolazione vasomotoria e cardiaca, morte in breve tempo. Il paziente che trarrà beneficio dal rimedio omeopatico Aconitum è in preda a forte agitazione e paura, teme la morte imminente ed il pericolo, ha in genere reazioni rapide, violente e improvvise. Ha una sensibilità alterata, il suo rapporto con l’ambiente non è caratterizzato da lucidità, quindi non vuole essere avvicinato e toccato ed è estremamente sospettoso. Ipersensibile ai fattori esterni, soprattutto ai rumori e al dolore fisico. Può trattarsi di un gatto che ha vissuto o che vive una situazione di forte paura o dolore, emozioni che non sa integrare e alle quali reagisce in modo estremo ed inefficace. Vive uno stato di perenne tensione , di aspettativa di un evento terribile, che a livello somatico si può esprimere con tachicardia, ipertensione, febbre alta.
ANACARDIUM OCCIDENTALIS, vegetale, Anacardiacee
Rimedio interessante per il gatto, animale che puo’ essere a tratti aggressivo o dolce, sociale o asociale. Anacardium puo’ avere infatti due volonta’ opposte, in conflitto tra loro per ciò che concerne i suoi rapporti col mondo. Ha irritabilita’ violenta, confusione mentale , può quindi essere adatto in casi di aggressivita’ rediretta . Puo’ essere anche aggressivo per gioco o per desiderio di stare da solo, è infatti tendenzialmente asociale. Fra le caratteristiche del rimedio vi è il fatto che migliora mangiando, spesso l’ aggressività nei gatti decresce sensibilmente dopo un pasto, come è normale per un predatore.
AURUM METALLICUM, minerale, Oro
Per l’ individuo a cui fa bene questo rimedio è molto importante la realizzazione ed il successo in campo sociale. Sarà quindi un gatto estremamente dominante, deciso difensore del proprio territorio e molto attivo cacciatore. Rifulge nelle sue attività ed è molto orgoglioso di suscitare l’ ammirazione altrui. Se fallisce nel proprio lavoro o nella supremazia sociale il tema del fallimento è per lui centrale ed arriverà ad ammalarsi per questo, in questa fase fugge la compagnia e può essere aggressivo per asocialità. Quando invece si trova in fase di realizzazione dei propri intenti puo’ essere aggressivo per dominanza e per intolleranza alla contraddizione.
BELLADONNA, vegetale, Solanacea
Gli alcaloidi contenuti nella Belladonna hanno azioni parasimpaticolitica e psicotropa. Nell’ intossicazione si hanno midriasi, tachicardia, congestione, agitazione, tremori muscolari, delirio, allucinazioni a carattere terrifico, eccitazione psichica violenta, ipertermia, atonia gastrica. Il gatto che corrisponde a questo quadro è ipersensibile, iperreattivo, sovreccitato mentalmente. La sua aggressività spesso non ha una logica in quanto ha problemi con la propria identità, le sue relazioni sociali sono contradditorie perché può essere estremamente dipendente o solitario. Ha spesso attrazione per l’ acqua corrente o terrore di essa. Puo’ aggredire in modo furioso per paura, per rumori improvvisi anche di lieve entità, per irritazione ( vedi aggressivita’ associata a malattie ). Nella personale esperienza clinica si sono notati forti miglioramenti in un gatto con un disturbo di autoaggressione che si procurava profonde lesioni.
CHAMOMILLA MATRICARIA, vegetale, Composite
Nello studio dei rimedi omeopatici che derivano da piante appartenenti alla famiglia delle Composite è molto importante il tema della integrità fisica. Il paziente Camomilla è ipersensibile al dolore, la sua irritazione e la sua espressione del dolore sono spropositate in rapporto all’ entità della malattia. E’ litigioso, intrattabile, chiede attenzione e si lamenta poi graffia la persona che tenta di aiutarlo, il classico gatto al quale è impossibile effettuare le terapie. E’ molto agitato e spesso si calma col trasporto passivo( automobile, essere cullato).
HYOSCIAMUS NIGER, vegetale, Solanacea
Come in Belladonna vi sono frequenti alterazioni dello stato mentale e perdita della lucidità. Hyosciamus e’ un soggetto molto affettivo, ma sospettoso, suscettibile, geloso. Puo’ quindi divenire violento se si sente abbandonato o trascurato. E’ un ipersessuale, e in questo può assomigliare ai gatti in genere, che hanno una sessualità molto evidente ed espressiva. Puo’ avere repentini cambiamenti d’umore, da stati depressivi passa a stati eccitativi e quindi mostrare aggressivita’ improvvisa. E’ dispettoso e litigioso.
IODUM , minerale, Iodio
Questo soggetto e’ costantemente in attivita’, ansioso, agitato, eccitato. Estremamente attivo e instancabile, può diventare aggressivo se qualcuno tenta di inibire le sue azioni. Ha sempre fretta, può essere irritabile e di cattivo umore, preferisce star solo e non vuole essere toccato ( aggressività asociale). Ha sempre fame e il suo stato migliora mangiando. Puo’ avere impulso improvviso a fare violenza, ad uccidere, ad arrabbiarsi, ma altrettanto rapidamente questo stato d’ animo può regredire.

LACHESIS TRIGONOCEFALA, animale, veleno di serpente.

Gli individui Lachesis sono molto seduttivi, cercano l’ attenzione degli altri tramite la seduzione, frequentemente in modo teatrale. Sono gatti narcisisti, che tentano sempre di farsi guardare ed ammirare. Possono essere aggressivi per arrivare ai loro scopi , sempre in modo studiato e razionale. Sono gelosi, possessivi e sospettosi, il loro problema di fondo è la paura dell’ abbandono, la consapevolezza di non poter essere amati. Non tollerano costrizioni fisiche e contraddizioni. Possono essere aggressivi per gelosia e dominanza.

NUX VOMICA, vegetale, Loganiacee
E’ un soggetto portato alla collera, impaziente e molto reattivo nonostante il suo desiderio di compagnia e il suo sincero amore per gli altri. Pignolo,meticoloso nelle azioni e nella cura della persona, il gatto che passa ore nella igiene personale. Nel gruppo è di frequente il dominante o comunque si mette in competizione, se è un capo protegge i deboli e si da da fare per la comunità ( a patto che gli altri facciano a modo suo). Non tollera essere contraddetto e può diventare aggressivo per questo. Nella sua convivenza con l’ uomo esprime molto affetto ed è un coccolone ma fa solo quello che decide lui, meglio lasciarlo stare quando è arrabbiato. Puo’ essere aggressivo per irritabilita’ e ipersensibilita’ alle impressioni esterne, per dolore, per intolleranza alla contraddizione.
SEPIA OFFICINALIS, animale, nero di Seppia
I gatti ai quali Sepia fa bene sono animali che stanno abbastanza per conto loro, irritabili, possono aggredire se vengono disturbati o toccati. Sono poco affettivi ( in realtà hanno difficoltà negli scambi affettivi, come tutti gli animali marini) , se sono madri possono essere indifferenti o avere avversione per i figli. Sono sospettosi e non si fidano, per esempio può essere un gatto che non accetta un nuovo cibo ancor prima di averlo annusato.
TARENTULA HISPANICA, animale, veleno di ragno
E’ un individuo estremamente irritabile e violento, ha bisogno di muoversi continuamente e gli piace molto la musica ritmata. Ha bisogno di attività per scaricare la propria energia nervosa. Ipersensibile, inquieto, sovreccitato. Ha tendenza a mordere, anche senza motivo. E’ pauroso, si spaventa anche per cose indefinite. Ha tendenza all’aggressivita’ improvvisa. Puo’ avere manifestazioni contraddittorie e alternanti; la sua aggressività può essere legata al gioco, rabbioso a volte se viene toccato.
CONCLUSIONI
L’ omeopatia prevede un approccio globale al paziente , si avverte quindi a nostro avviso l’ esigenza di conoscerne meglio importanti aspetti, per esempio quelli etologici; alcuni strumenti per tali conoscenze fanno parte di alcune branche specialistiche della medicina veterinaria, della biologia, della psicologia, con le quali a nostro avviso è necessario confrontarsi. In tal senso ci auguriamo una sempre maggiore interdisciplinarità fra le medicine convenzionali e non convenzionali in quanto crediamo che sia possibile mantenere la propria natura e le proprie peculiarità pur attingendo conoscenze e tecniche da altre discipline. Bibiografia: “Il gatto”R.G.Sherding,cap. Disturbi Comportamentali B. V. Beaver, A. Delfino Editore “Il comportamento dei gatti” Paul Leyhausen – Adelphi “Comportamento del cane e del gatto” C.Thorne – SCIVAC “Medicina comportamentale del gatto” SISCA Observer 2-1998 “Materia medica comparata” Eugenio F.Candegabe – Red Edizioni “Omeopatia veterinaria” Franco del Francia – Red edizioni “Veterinaria omeopatica e psicopatologia del cavallo” Franco del Francia- Willy Zuco – La casa verde

Leishmaniosi e omeopatia

A retrospective observational study of leishmania-infected dogs: comparison between homeopathic and conventional therapies
Pisseri F.a, Terracciano G.b, Gavazza A. c , Bizzeti M.c, Guidi G.c, Mancianti F. d
A Scuola di Omeopatia CIMI-Koinè, Roma b Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, sez. Pisa c Dipartimento di Clinica Veterinaria, Pisad Dipartimento di Patologia Animale, Profilassi ed Igiene degli Alimenti, Pisa
INTRODUCTION
Canine Leishmaniasis, a protozoan-caused disease that can be transmitted to humans, is progressively spreading in Italy, possibly due to climate changes that extend the habitat of sand fly vector. The most common treatment regimen is by N-methylglucamine antimoniate that is unfortunately associated with side effects such as hepatotoxicity and nephrotoxicity. Moreover, the therapy may be painful after several injections, may induce drug resistance, is expensive in the long term, and even though it achieves resolution of clinical signs, it does not result in the complete clearing of the parasite. Clinical evolution of the disease is very variable, depending upon the type of immune response, which makes the dog susceptible or resistant to the disease. The pathogenesis is often complicated by immune-mediated phenomena that may contribute to the formation of immune complex. The characteristics of this disease make homeopathic approach valuable as either alternative or complementary therapy, since homeopathy balances adaptive reactions of the host and harmonizes its defensive systems.

                  
MATERIALS AND METHODS
The aim of this study was to evaluate and compare clinical signs and clinical laboratory findings of infected animals treated with homeopathic or conventional therapy.
60 eligible animals divided in two groups homogeneous with respect to age, sex, breed, and clinical signs at the first examination, were included in the study. The first group (of 30) was treated with conventional therapy, and the second (of 30) with homeopathic therapy. In the latter case, therapy was tailored to each animal, due to the holistic approach that homeopathy uses to provide individual, safe and effective treatment.
Method of complexity (M. Mangialavori-G.Marotta, 2004) and informatic program Mac repertory 5.5 were employed to carry out the homeopatyc analysis of clinical cases.
Follow-up evaluation was conducted by means of periodic controls of the clinical state of the animals and biochemical analysis. Also complications during the course of the illness was evaluated in both groups, together with therapy costs.

RESULTS AND DISCUSSION
Early remission or improvement of clinical signs was recorded in most subjects from Group A, without a corresponding improvement of the A/G ratio. Dogs from Group O showed a slower but constant and progressive improvement both of clinical signs and A/G ratio. In the latter group a relationship between clinical status and A/G ratio was observed.

        
             
CONCLUSIONS
The results of the study indicate that the homeopathic therapy results in a positive effect on both clinical signs and biochemical parameters; moreover has no adverse effects, and its cost is low. On the basis of these preliminary data, the further goals should thoroughly evaluate the long -term effects of the therapy and the feasibility of the complementary administration of both conventional and homeopathic treatment.
We wish to tank student Sabrina Paoletti for her precious collaboration

Fitoterapia veterinaria

Si utilizzano estratti di piante medicinali, definiti fitocomplessi.Questi posono essere tisane, decotti, polveri, tinture madri, oleoliti, oli essenizali, estratti secchi, ecc.Molte componenti influenzano la composizione del fitocomplesso: la parte della pianta utilizzata, il periodo di raccolta, il metodo di estrazione, il tipo di conservazione,ecc
Per l’ OMS “Sono da considerarsi fitomedicine i prodotti medicinali finiti, provvisti di etichetta, che contengono come principi attivi esclusivamente delle piante o delle associazioni di piante allo stato grezzo sotto forma di preparati. Comprendono anche succhi, gomme, frazioni lipidiche, oli essenziali e tutte le altre sostanze di questo genere. Le fitomedicine possono contenere oltre ai principi attivi anche degli eccipienti.”

La Farmacopea Ufficiale Italiana prevede una serie di criteri di qualità per definire se un estratto ottenuto da una pianta medicinale è di buona qualità: quello fondamentale è il criterio della titolazione che consente di valutare con precisione non solo la presenza ma anche la quantità (non inferiore al livello minimo fissato dalle Autorità sanitarie), di uno o più componenti del fitocomplesso ritenuti importanti ai fini terapeutici e quindi di standardizzare il prodotto, con grandi vantaggi per la costanza e la riproducibilità dell’effetto medicamentoso.
inserita tra le Medicine non convenzionali(MnC) perché non fondata sulle “evidence” ma sulla” experience”, in attesa di regolamentazione legislativa, pur se con proposte di legge sia da parte del parlamento europeo che italiano, la fitoterapia è stata riconosciuta parte integrante della terapia medica dall’O.M.S.
La Fitoterapia si può quindi considerare non solo una medicina alternativa, ma anche una disciplina complementare, un metodo integrativo e di completamento in un sistema clinico che, affiancando tra loro le diverse discipline mediche, determina l’attuazione pratica di una medicina veterinaria integrata in cui il potenziamento dell’atto medico è finalizzato al raggiungimento del benessere e della salute animale.

La Farmacopea Ufficiale Italiana prevede una serie di criteri di qualità per definire se un estratto ottenuto da una pianta medicinale è di buona qualità: quello fondamentale è il criterio della titolazione che consente di valutare con precisione non solo la presenza ma anche la quantità (non inferiore al livello minimo fissato dalle Autorità sanitarie), di uno o più componenti del fitocomplesso ritenuti importanti ai fini terapeutici e quindi di standardizzare il prodotto, con grandi vantaggi per la costanza e la riproducibilità dell’effetto medicamentoso.
inserita tra le Medicine non convenzionali(MnC) perché non fondata sulle “evidence” ma sulla” experience”, in attesa di regolamentazione legislativa, pur se con proposte di legge sia da parte del parlamento europeo che italiano, la fitoterapia è stata riconosciuta parte integrante della terapia medica dall’O.M.S.
La Fitoterapia si può quindi considerare non solo una medicina alternativa, ma anche una disciplina complementare, un metodo integrativo e di completamento in un sistema clinico che, affiancando tra loro le diverse discipline mediche, determina l’attuazione pratica di una medicina veterinaria integrata in cui il potenziamento dell’atto medico è finalizzato al raggiungimento del benessere e della salute animale.
         
La fitoterapia in medicina veterinaria
Prescrizione di fitocomplessi come integratori, (anche inseriti in alcuni mangimi) oppure fitocomplessi come farmaci veri e propri. Lo stesso fitocomplesso, a seconda del dosaggio, può essere utilizzato nell’ uno o l’ altro modo Molti fitoterapici sono comunque registrati come integratori.
La fitoterapia in veterinaria si può utilizzare per: terapia eziologica, terapia sintomatica,terapia locale,terapia sistemica.
Vantaggi
Nel campo della prevenzione può rappresentare un valido strumento in quanto consente terapie di lunga durata anche grazie alla buona tollerabilità; può essere adeguata e sufficiente in alternativa al farmaco per un ampio gruppo di patologie;i fitoterapici possono costituire un complemento ai farmaci di sintesi, in alcuni casi permettendone un uso limitato sebbene si renda necessaria una preparazione attenta e oculata da parte del medico; i tempi di sospensione sono ridotti o assenti, per quando siano necessarie ricerche per appurarne il metabolismo negli animali da reddito;il campo di applicazione è vasto e comprende, oltre gli animali da affezione, tutti quelli da reddito.
per praticarla sono necessarie….
Ottime conoscenze su indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali, conoscenze sulla ricettazione e sui prodotti reperibili, conoscenze su interazioni farmacologiche, effetti tossici ed effetti collaterali. Buone conoscenze di preparazioni di piante e loro parti in rimedi galenici.

Omeopatia veterinaria

OMEOPATIA VETERINARIA
L’omeopatia necessita di lunghi anni di studio e di pratica clinica post-laurea per essere praticata con successo, considerando che nell’ambito dei corsi universitari per medici e medici veterinari non viene insegnata.
La pratica delle medicine non convenzioanli non è ancora del tutto regolamentata; il cittadino deve quindi porre particolare attenzione alla scelta del professionista e appurare che abbia avuto una formazione specifica.
La Regione Toscana ha recentemente istituito nell’ ambito degli Ordini Provinciali di Medici, Veterinari e Farmacisti degli Albi di professionisti esperti in omeopatia, agopuntura, fitoterapia.
Visione olistica
La medicina omeopatica ha una visione olistica del paziente, l’individuo cioè viene visto come un tutt’uno mente-corpo,l’individuo viene visto nelle sue relazioni con l’ambiente circostante :il proprietario, gli altri animali, l’ambiente naturale, il cibo, ecc..
Il veterinario omeopata deve quindi avere una conoscenza globale del paziente, quindi non solo della sua malattia.
Secondo la visione omeopatica la malattia deriva da uno squilibrio della reattività dell’individuo, infatti quandoi sistemi difensivi sono efficaci non ci si ammala, o si guarisce prontamente;
Quando l’individuo è in uno stato di equilibrio ( fisico, emotivo e mentale) è in grado di conservare lo stato di salute, quando invece vi è uno squilibrio esso non riesce a reagire efficacemente e quindi si ammala.

Il rimedio omeopatico
Il rimedio omeopatico è una sostanza proveniente dal mondo animale, minerale, vegetale, sottoposta a particolari processi chimico-fisici : la diluizione e la succussione ( o dinamizzazione) , esso interagisce con l’individuo in maniera del tutto diversa rispetto al farmaco convenzionale, apporta infatti al sistema-individuo una informazione, un segnale, che lo aiuta a ritrovare lo stato di equilibrio, è comunque il paziente che organizza la propria guarigione.
Guarigione
Il compito dell’omeopata è quello di prescrivere un rimedio omeopatico che sia in grado di riportare l’individuo allo stato di equilibrio.
Il percorso verso la guarigione è in alcuni casi complesso, vi può essere ciò che si chiama aggravamento omeopatico o la comparsa di vecchi sintomi, per questo l’omeopata deve avere le competenze per seguire il paziente nel modo migliore.
Medicina integrata
Il buon medico deve saper avviare il proprio paziente verso un’altra disciplina o essere pronto a collaborare con colleghi esperti in altre materie se ritiene che sia la cosa migliore per il suo paziente, in un ‘ ottica di medicina integrata.
Per fortuna sempre più le medicine non convenzionali sono viste in una ottica integrata, il loro utilizzo cioè non è considerasto solo “alternativo” alla medicina convenzionale ,ma anche “ complementare”.
Le medicine non convenzionali non sono in grado di curare qualunque patologia, e la medicina cosiddetta “ufficiale” ha dei limiti per quanto riguarda molte patologie degli animali.
Visita omeopatica
La visita omeopatica comprende la visita clinica tradizionale , in cui si deve giungere a una diagnosi clinica, eventualmente supportata da indagini di laboratorio o per immagini, e il colloquio omeopatico, durante il quale l’omeopata conosce il paziente e i suoi proprietari.
Questa fase è importantissima, infatti la conoscenza e la comprensione del paziente è essenziale per una buona prescrizione.
L’omeopata farà domande circa la vita sociale dell’ animale, il suo appetito, le sue attività, vorrà conoscere tutta la sua storia clinica.
E’anche importante che si instauri una buona relazione tra veterinario omeopata, cane o gatto o cavallo e proprietario, poiché solo con una buona armonia si può lavorare insieme per migliorare la salute e l’equilibrio generale del paziente.

Il rimedio omeopatico
La Medicina Omeopatica utilizza esclusivamente medicinali omeopatici unitari sottoposti a sperimentazione patogenetica.
Il Medicinale Omeopatico è una sostanza proveniente dal mondo vegetale, minerale o animale, sottoposta a processi di diluizione e dinamizzazione ( è un tipo di scuotimento cui è sottoposta la soluzione), che è stata sperimentata sull’ uomo sano.
Ogni rimedio omeopatico, quindi, viene sperimentato singolarmente su individui sani( non si utilizza la sperimentazione sugli animali); il risultato della sperimentazione, definito “patogenesi” del rimedio, è essenziale per la prescrizione.
La prescrizione avviene in base al principio di similitudine o analogia, tra il quadro dei sintomi presentato dagli sperimentatori e il quadro dei sintomi presentato dall’ ammalato.
La elevata diluizione della sostanza di partenza nei rimedi omeopatici rende impossibile una interpretazione della loro azione sul piano biochimico-molecolare.
Il rimedio agisce stimolando le capacità di reazione del paziente; la malattia infatti, secondo quest’ ottica, deriva da uno squilibrio dell’ individuo stesso.
Il rimedio agisce apportando uno stimolo, una informazione al sistema biologico che lo porta a ricercare un equilibrio nelle proprie reazioni.
La ricerca scientifica non ha ancora spiegato il meccanismo col quale avviene tale interazione, c’è da dire che molto poche risorse sono state fino ad oggi impiegate in tal senso nel mondo della ricerca.
I medici omeopati, al contrario, tramite la loro esperienza clinica, arricchiscono continuamente di informazioni tale disciplina, sono naturalmente informazioni di tipo clinico, e non riguardano il meccanismo di azione dei rimedi che dovrebbe essere studiato da fisici, chimici, biochimici.
Il farmaco convenzionale agisce in stretta relazione alla quantità, ha quindi un effetto terapeutico dose-dipendente al pari degli effetti collaterali e degli effetti tossici; al diminuire della sostanza diminuiscono in genere gli effetti tossici ma anche quelli terapeutici.
Recenti studi hanno messo in evidenza come la linearita’ della relazione dose-effetto di una sostanza farmacologica sia rispettata solo in sistemi isolati (colture cellulari ,in vitro ,ecc ) mentre nell’ ambito di sistemi biologici complessi ( come l’ organismo umano ed animale) interverrebbero dei meccanismi che renderebbero tale relazione non lineare.
Cio’ spiegherebbe in parte l’ incidenza degli effetti collaterali e la frequente imprevedibilita’ degli effetti terapeutici e collaterali dei farmaci.
In omeopatia la relazione dose-effetto è esattamente l’inverso rispetto alla medicina convenzionale : aumentando la diluizione della sostanza diminuiscono gli effetti tossici( legati alla presenza di molecole) e aumentano quelli terapeutici in quanto l’azione medicamentosa è uno stimolo, un’ informazione che il rimedio apporta al sistema vivente il quale reagisce attivando la ricerca di un nuovo equilibrio tramite processi reattivi a lui noti (peculiarità dell’individuo- individualizzazione del farmaco).
La terapia tradizionale agisce infatti a livello biochimico e quella omeopatica si presuppone agisca a livello energetico ( forse campi elettromagnetici).
Il concetto di livello energetico non è purtroppo ancora chiaro ai nostri giorni non essendone ancora nota la localizzazione e non essendo possibile misurarlo , tuttavia ne conosciamo alcune qualita’ che si desumono dallo studio e dalla pratica dell’ omeopatia.
Il piano energetico di un individuo è a monte di quello biochimico e di quello organico ed è quindi in grado di influenzarli provocando in essi modificazioni ; investe inoltre la totalità dell’individuo e non singole parti.
Lo stato di salute in omeopatia si definisce come EURITMIA o equilibrio dell’energia vitale; tale equilibrio è dinamico e consiste in eventi continui di interazione tra le varie parti dell’individuo(psiche-emotività-corpo o cellule-sangue-mediatori ecc.) e tra l’ individuo e l’ambiente in un evolversi spazio-temporale di sollecitazioni e reazioni.
Lo stato di malattia è DISRITMIA o squilibrio dell’energia vitale anch’esso dinamico.
La reattività del soggetto sia nello stato di salute(reattività efficace) che in quello di malattia (reattività inefficace ) è sempre caratteristica e peculiare del soggetto stesso sia nel tipo di reazione che nelle modalità di essa.
Per questo motivo è necessaria la conoscenza dell’ individuo più completa possibile e scevra da schemi interpretativi al fine di giungere alla corretta prescrizione omeopatica.
Da qui deriva che il farmaco in grado di interagire su un piano energetico e quindi con la reattività individuale deve essere DINAMICO.
Samuel Hanemann ( 1775-1843),il medico tedesco ideatore della medicina omeopatica, notò che diminuendo la dose di una sostanza (diluizione,processo chimico) e sottoponendola a un processo fisico(succussione) la sua azione si amplia: dal solo piano fisico agisce anche sui piani mentale ed emotivo,agisce inoltre stimolando la reattività del soggetto; acquisisce quindi delle proprietà dinamiche e particolari prima non presenti.
Sostanze inerti come il Silicio acquisiscono tramite questi processi potenti proprieta’ medicamentose , tossici potenti come l’ arsenico o i veleni di serpenti sono in grado di provocare la guarigione ; sostanze che hanno effetti gia’ allo stato ponderale come le piante officinali ampliano il loro potere terapeutico riuscendo a interagire con livelli piu’ profondi o con apparati con cui non hanno stretto tropismo d’organo.
Qualunque sostanza quindi sia essa un potente tossico,una sostanza con effetti terapeutici o inerte se diluita e dinamizzata può interagire con l’ individuo; tale interazione si verifica tuttavia solo se il farmaco è somministrato in modo omeopatico , è questa infatti la conditio sine qua non di tale metodo terapeutico: il farmaco determina la guarigione del soggetto che presenta un quadro sintomatologico simile a quello determinato in sperimentatori sani dal farmaco stesso(legge di similitudine).
Per spiegare la tipologia di azione delle sostanze diluite e dinamizzate Hanemann studiò l’effetto primario e secondario di una sostanza allo stato ponderale: l’effetto primario è l’ interazione che esso ha con l’organismo da cui deriva una alterazione,l’effetto secondario è la reazione dell’ organismo a tale alterazione che tende a ristabilire lo stato di equilibrio.
L’effetto primario è quello che si sfrutta in farmacologia allopatica ( legame farmaco-recettore).
Al diminuire della dose e con la succussione si riduce fino ad annullarsi l’effetto primario e si potenzia il secondario, viene quindi stimolata la reazione dell’organismo.
Quindi la riduzione della dose di una sostanza diminuisce ( fino ad annullare ) l’ effetto primario e potenzia l’ effetto secondario ,cioè lo stimolo sui processi vitali.
Da ricordare infine che tutti i farmaci omeopatici hanno la capacita’ di agire sui livelli mentale , emozionale e fisico visto che raggiungono in profondità l’ essere vivente.
La profondita’ e l’ intensita’ dell’azione di tali farmaci è legata alla similarita’ con il paziente , piu’ è forte la similarita’ e piu’ sarà potente, rapido e duraturo l’ effetto terapeutico.

Introduzione alla medicina omeopatica

La medicina omeopatica, le cui basi sono state elaborate ed enunciate dal medico tedesco Samuel Hahnemann (1775-1843), è un metodo di cura e di prevenzione che applica il principio di similitudine ed utilizza a scopo terapeutico sostanze sottoposte a particolari processi chimico-fisici ( diluizione e dinamizzazione).
Essa comprende un insieme di principi e di basi metodologiche che si rifanno ad una concezione particolare del malato e della malattia.
Le sostanze utilizzate, provenienti dal mondo animale, vegetale e minerale, vengono sperimentate su esseri umani sani seguendo particolari protocolli ed in seguito a tale sperimentazione i soggetti presentano delle alterazioni a diversi livelli che vengono definite sintomi omeopatici.
Tali sintomi vanno a costituire la patogenesi del rimedio ( o farmaco) omeopatico e si riferiscono non solo alla sfera fisica, ma anche alle sfere emotiva e mentale, inoltre non rappresentano solo espressioni patologiche ma anche modi di sentire e di agire dell’individuo.
In tal senso è molto utile lo studio e l’osservazione del comportamento animale per applicare correttamente il metodo omeopatico in campo veterinario.
Un rimedio omeopatico viene prescritto ad un ammalato che presenta alcuni dei sintomi elencati nella patogenesi del rimedio.
Come si nota il significato dei termini “sintomo” e “patogenesi” è differente rispetto a quello utilizzato in medicina convenzionale.
Maggiore è la similitudine fra il quadro dei sintomi del malato e il quadro dei sintomi della sperimentazione e migliori sono i risultati che si ottengono nella terapia.
In seguito alla somministrazione del rimedio omeopatico l’individuo malato mette in atto processi reattivi naturali che gradualmente riportano l’organismo allo stato di salute. Vari lavori sperimentali mettono in evidenza una maggiore efficienza del sistema immunitario in animali trattati con l’omeopatia.
L’omeopatia è una medicina del sistema, l’individuo è visto come una unità psico-emotiva-fisica, essa imita la natura riattivando i naturali processi reattivi.
La definizione di omeopatia condivisa dalla attuale comunità omeopatica è Sistema di pratica medica che mira a migliorare con una sua propria metodologia il livello di salute di un organismo mediante la somministrazione di medicine sperimentate e potenziate, che vengono selezionate individualmente in conformità alla legge dei simili.
Legge di similitudine
Similia similibus curentur ( I simili si curino con i simili).
Una sostanza, capace di provocare sintomi in un soggetto sano, agisce come agente curativo in un soggetto malato che manifesta gli stessi sintomi.
Questa legge si riferisce alle proprietà terapeutiche di sostanze patogene, e cioè al parallelismo di azione tra potere terapeutico e potere tossicologico, se ne trova già menzione in Ippocrate( V sec. a.C.), la grande intuizione di Hanemann fu quella di capire a quali dosi la sostanza acquisisce maggior potere terapeutico rispetto a quello tossicologico.
L’applicazione della legge dei simili consiste nel rilevare i sintomi del malato, in modo particolare quelli che ne caratterizzano la reattività e l’individualità, e quindi individuare la sostanza che ha sperimentalmente provocato gli stessi sintomi nell’uomo sano.
Strettamente correlato al principio di similitudine è quello di individualizzazione del paziente, in quanto la causa della malattia dipende da una alterazione della reattività dell’individuo, che in modo specifico va stimolata.
Applicando la legge dei simili si stimola il processo naturale di guarigione , che è già in atto come tentativo infruttuoso nell’individuo malato, imitando quindi la natura.
Lo stimolo, l’informazione portata dal farmaco darà modo al paziente di rimettere in moto in modo corretto la propria reattività e quindi di ripristinare lo stato di equilibrio (omeostasi).
Per applicare correttamente la legge dei simili è necessario:
conoscere il malato e la malattia in tutte le sue manifestazioni
conoscere più sintomi possibile dei medicamenti (patogenesi)
Si applica quindi un procedimento di tipo analogico.
Un esempio: il veleno dell’ape causa localmente edema, gonfiore, rossore, aumento di volume della parte colpita, dolore, a livello generale gli sperimentatori sani presentavano irritabilità, agitazione, febbre con assenza di sete. Una bovina da latte che presenta tali caratteristiche a livello locale (mammella), generale e comportamentale sarà curata dal rimedio Apis Mellifica in diluizione omeopatica.
Salute e malattia
In questa concezione lo stato di salute e lo stato di malattia sono fenomeni dinamici e il malato un tutt’uno le cui parti vanno considerate solo nella loro relazione dinamica.
L’individuo o il gruppo di individui (animali zootecnici) si valuta nelle sue interazioni col mondo esterno in un insieme di azioni e reazioni che si succedono nello spazio e nel tempo e che a seconda delle loro modalita’sono piu’o meno efficaci nel mantenere lo stato di benessere dell’individuo stesso.
La concezione omeopatica della malattia e’quindi dinamica ed unitaria, la medicina convenzionale tende ad avere un approccio maggiormente settoriale.
L’approccio omeopatico prevede infatti una visione del malato (o del gruppo di ammalati) nella sua totalita’, una valutazione delle sue interazioni con l’ambiente e delle sue interazioni con se stesso che porti alla comprensione dei suoi meccanismi reattivi e delle sue problematiche.
Per questo motivo il rapporto col malato e’empatico oltre che razionale ed analitico.
Quando il sistema-individuo ( o gruppo di individui) è più vicino all’equilibrio reagisce in modo efficace a stimoli e perturbazioni provenienti dal mondo esterno rimanendo cosi’in stato di salute; in altre parole tali meccanismi reattivi hanno importanti funzioni di adattamento rispetto all’ambiente ( strategie adattative).
Quando è in squilibrio esso non e’in grado di reagire in modo efficace agli insulti morbosi(freddo, virus, emozioni, cellule tumorali, ecc.) e quindi si ammala.
Da qui deriva che la causa della malattia è lo squilibrio della reattività del soggetto; l’agente esterno ( la noxa patogena della medicina tradizionale) in tale ottica è solo una causa scatenante e/o concomitante.
La capacità reattiva ha delle caratteristiche peculiari e diverse in ogni individuo ; per questo in omeopatia è fondamentale l’individualizzazione del soggetto, la comprensione del suo modo di ammalarsi, di agire e di sentire.
La tecnica omeopatica si esplica quindi identificando la peculiare reattivita’del soggetto o del gruppo che si esprime attraverso i sintomi ,si trova poi per analogia il rimedio omeopatico piu’simile.
Farmaco omeopatico
Si definisce farmaco o rimedio omeopatico una sostanza sottoposta a processi di diluizione e dinamizzazione, di cui esiste una patogenesi derivante dalla sperimentazione su soggetti sani.
La sperimentazione di rimedi omeopatici su soggetti sani induce la comparsa di caratteristici sintomi per l’innesco di un disequilibrio fisiopatologico.
Il rimedio omeopatico viene prescritto in base al principio si similitudine ( metodo analogico).
Hanemann notò che diminuendo la dose di una sostanza (diluizione,processo chimico) e sottoponendola a un processo fisico(succussione) la sua azione si amplia: dal solo piano fisico agisce anche sui piani mentale ed emotivo,agisce inoltre stimolando la reattività del soggetto; acquisisce quindi delle proprietà dinamiche e particolari prima non presenti.
Il termine potentizzazione significa succussione di diluizioni in serie.
Sostanze inerti come il Silicio o sostanze tossiche come l’Arsenico acquisiscono tramite questi processi potenti proprieta’medicamentose.
Sostanze con effetti terapeutici gia’allo stato ponderale ( piante officinali ) ampliano il loro potere terapeutico riuscendo a interagire con livelli piu’profondi o con apparati con cui come fitoterapici la loro interazione è scarsa.
Il farmaco tradizionale agisce in stretta relazione alla quantità, ha quindi un effetto terapeutico dose-dipendente al pari degli effetti collaterali e degli effetti tossici.
In omeopatia non vi è relazione dose-effetto in quanto l’azione medicamentosa è uno stimolo, un’informazione che il rimedio apporta al sistema vivente.
La terapia convenzionale agisce a livello biochimico, quella omeopatica sicuramente a un altro livello, a tutt’oggi non localizzato e non misurabile, tuttavia ne conosciamo alcuni aspetti che si desumono dallo studio e dalla pratica dell’omeopatia. Si ipotizza vi sia un segnale che il farmaco fornisce al sistema biologico e che da questo viene decodificato e quindi utilizzato per una “revisione” dei propri meccanismi reattivi.
E’l’organismo stesso che organizza la propria guarigione, il farmaco apporta uno stimolo.
La reattività del soggetto sia nello stato di salute(reattività efficace) che in quello di malattia (reattività inefficace ) è sempre caratteristica e peculiare del soggetto stesso sia nel tipo di reazione che nelle modalità di essa.
Qualunque sostanza quindi sia essa un tossico,una sostanza con effetti terapeutici o inerte se diluita e dinamizzata può interagire con un individuo determinando un miglioramento delle sue condizioni; tale potenzialità terapeutica si esplica tuttavia solo se il farmaco è prescritto in modo omeopatico : in base alla legge di similitudine.
La profondita’e l’intensita’dell’azione di tali farmaci dipende alla profondità di analogia con il paziente.
Il “paradigma” omeopatico
La medicina omeopatica non è solo la prescrizione di un certo tipo di farmaco, ma è essenzialmente una particolare lettura ed interpretazione dei meccanismi alla base della sofferenza del paziente e del percorso terapeutico mirato a stimolare le migliori capacità di reazione di quel sistema biologico. (M. Mangialavori).
La prescrizione del rimedio omeopatico è conseguente ad un preciso studio teorico, sperimentale e clinico, delle sostanze che si usano come rimedi.
Le dosi “omeopatiche” e il pensiero omeopatico nel suo insieme sono una violazione del paradigma meccanicistico-molecolare oggi dominante o, meglio, della convinzione che tale concezione sia l’unico modello di interpretazione credibile in medicina. (P. Bellavite)
In tale paradigma si ritiene che il modo corretto di studiare fenomeni complessi sia quello di scomporli ad oggetti semplici, standardizzando le condizioni dell’esperimento ed eliminando le variabili, per ottenere risultati riproducibili e replicabili.
Da un altro punto di vista si osserva invece che in un sistema la relazione tra le parti è fortemente determinante nell’evolversi dei fenomeni che lo riguardano, e non sempre lo studio delle parti isolate porta a conoscenze corrette sul comportamento del sistema stesso.
L’omeopatia è inquadrabile in un paradigma già ampiamente utilizzato in fisica e in biologia : quello della complessità; in tale modello i fenomeni si studiano valorizzando l’interrelazione dinamica tra le parti di un sistema invece che lo studio di singole parti isolate. Quindi nello studio di un uomo o di un animale si valutano ad esempio le relazioni tra parte fisico-anatomica e parte psichica, o tra l’individuo e l’ambiente.Una moderna branca della medicina, la psico-neuro-endocrinologia, si avvicina a tale modello.
Da quanto detto si evince che le figure del medico e del veterinario omeopata presuppongono una formazione specifica, in quanto trattasi di disciplina con basi teoriche e applicazioni pratiche sue proprie profondamente differenti dalla pratica medica convenzionale, anche se con essa integrabili.
Mangialavori M.: www.mangialavori.com

Allevamento agroecologico

L’ Agroecosistema è un ecosistema utilizzato a scopi agricoli. E’ creato dall’ uomo il quale organizza l’ attività agricola su un ecosistema preesistente.
In un agroecosistema l’ energia solare è la forza motrice, viene convertita in biomassa dalle colture, e in parte ( residui colturali) trasferita nel suolo sotto forma di sostanza organica, che i microrganismi in parte mineralizzano, rifornendo di nuovo le colture con elementi nutritivi.
La biomassa colturale asportata con il raccolto può essere trasformata dagli animali allevati in produzione secondaria. Le deiezioni animali reintegrano la fertilità del suolo.
L’ elemento sostanziale di differenza tra ecosistema e agroecosistema è l’ asportazione delle biomasse vegetali e animali ( produzione ) che può indurre una perdita di energia e materia tale da pregiudicare la capacità dell’ agroecosistema di autosostenersi.
Tanto più l’ agroecosistema si allontana dall’ equilibrio quanto più sono necessari apporti energetici e chimici esterni.Il sistema definito industriale è nella sua essenza fortemente squilibrato, necessita quindi di continue correzioni tramite apporti esterni, di tipo chimico e di energia fossile.
Nell’ agricoltura industriale i seguenti elementi sono di estrema importanza: meccanizzazione ( piu’ energia ausiliaria), concimazione minerale in luogo della concimazione organica aziendale e della rotazione delle colture, controllo chimico infestanti , fitopatie e malattie degli animali, irrigazione in aggiunta ad acqua meteorica, impiego di varietà vegetali e razze animali selezionate per ottenere grandi produzioni ( e non per la loro adattabilità all’ ambiente ).

Nel sistema di produzione definito agroecologico l’ elemento di controllo e intervento umano è di fondamentale importanza, cambia però la sua forma rispetto a quello industriale : conoscenza di suolo, piante, animali, interazioni tra essi, scelta delle specie piu’ adatte all’ ambiente e non viceversa, interventi correttivi in caso di squilibri, gestione sanitaria basata su prevenzione ( omeopatia ).
Quindi in tale sistema l’ apporto in informazioni ( cultura) è più importante rispetto all’ apporto in energia fossile e chimica del sistema convenzionale.
Si preferisce utilizzare il termine AGROECOLOGICO anzichè BIOLOGICO in quanto il metodo di produzione biologico, che si rifà al rispetto delle attuali normative in materia, è basato essenzialmente sulla riduzione degli imput chimici, ma utilizza ben poco concetti di agroecologia, per esempio per quanto concerne la gestione dei pascoli, è quindi necessaria una evoluzione delle tecniche di allevamento seguendo i principi della permacoltura e della agricoltura sinergica.

ZOOTECNIA INDUSTRIALE

Nei rapporti tra agricoltura e industria la industria è sovente sia a monte che a valle del processo produttivo agricolo, e quindi condiziona l’ adattamento dell’ agricoltura ai propri processi produttivi e ai mezzi prodotti ( chimici, meccanici, ecc) avendo anche forte influenza sull’ informazione che viene diffusa.
Anche la ricerca è spinta soprattutto da interessi industriali, questo spiega la scarsità di ricerca su metodi agricoli e zootecnici a basso impatto ambientale.
L’ agricoltura nei paesi industrializzati è ormai un processo para-naturale dove la produzione è legata strettamente all’ uso di macchine, energia fossile, sostanze chimiche di sintesi e in piccola parte ai meccanismi biologici di piante e animali. La terra intesa come suolo, organismi nativi(piante e animali) energia solare non è il fattore primario della produzione agricola di tipo industriale. L’ agricoltore è sempre piu’ coinvolto nelle tendenze dell’ economia nazionale ed internazionale.
Con questa logica si è arrivati ad eccessi produttivi nei paesi industrializzati e a carenze enormi nei paesi in via di sviluppo.
E’ logico quindi continuare a considerare l’ aumento delle rese come il nostro obiettivo?
La zootecnia intensiva concentra un gran numero di animali e crea aziende iperspecializzate in un settore produttivo ( quindi per esempio aziende zootecniche senza terra).
Le conseguenze possono essere: aumento delle patologie animali “condizionate”, grande sofferenza degli animali per mancanza di spazio e forte limitazione alla possibilità di esprimere il proprio etogramma, inquinamento ambientale , forte uso di farmaci e vaccini ( impatto ambientale), possibile diminuzione della qualità delle produzioni ,eccesso di produzioni che può dare problemi al mercato.

AGROECOSISTEMA
L’ Agroecosistema è un ecosistema utilizzato a scopi agricoli. E’ creato dall’ uomo il quale organizza l’ attività agricola su un ecosistema preesistente. In un agroecosistema l’ energia solare è la forza motrice, viene convertita in biomassa dalle colture, e in parte ( residui colturali) trasferita nel suolo sotto forma di sostanza organica, che i microrganismi in parte mineralizzano, rifornendo di nuovo le colture con elementi nutritivi. La biomassa colturale asportata con il raccolto può essere trasformata dagli animali allevati in produzione secondaria. Le deiezioni animali reintegrano la fertilità del suolo.
Il funzionamento degli agroecosistemi si basa sull’ utilizzo di energia radiante solare e flusso energetico ausiliario ( combustibili fossili, energia chimica). E’ necessario ridurre al minimo l’ utilizzo di energie non rinnovabili, e quindi indirizzare l’ alimentazione animale verso il pascolamento, riducendo il consumo di cereali.
I cereali infatti richiedono alti consumi di energia fossile e di acqua, e non sono necessari, se non in piccola quantità, per l’ alimentazione dei nostri animali.
I ruminanti infatti si sono evoluti in modo tale da poter digerire la cellulosa, tarmite microrganismi simbionti, e sono quindi in grado di creare proteine nobili per la nostra alimentazione partendo da carboidrati complessi, per noi umani indigeribili.
E’importante di sfruttare al meglio flusso energetico naturale e quindi prevedere il suolo coperto da vegetali per la maggior parte dell’ anno, quindi specie e biotipi adattabili al territorio, con cicli vegetativi differenziati nell’ arco dell’ anno, ed alta biodiversità.
La biodiversità rende più stabili gli ecosistemi, riduce gli eventi morbosi vegetali e animali, e contribuisce a creare occasioni di sinergia tra organismi vegetali e animali.
Le monocolture riducono la capacità di intercettamento della luce solare, rendono il sistema molto instabile, necessitano di elevati imput chimici ed energetici, e riducono la fertilità del suolo a lungo termine.
La sostanza organica del terreno è energia solare capitalizzata sotto forma di legami di Carbonio e deriva da residui colturali, deiezioni animali e microrganismi ( fauna del terreno quali insetti, ecc)che elaborano ( formaz humus = fertilità).
A seconda dei tipi di colture, del loro avvicendamento e della rotazione vegetali-animali ci può essere arricchimento o depauperazione del terreno.
Per quanto riguarda il pascolo, la rotazione di specie animali diverse e l’ avvicendamento animali-vegetali mantengono e arrichiscono la fertilità del suolo, mantengono la biodiversità e la salute del terreno.

I principi della zootecnia agroecologica

lavorare quanto più possibile all’interno di un sistema chiuso e disegnato sulle risorse locali
mantenere nel lungo periodo la fertilità del suolo, tramite una opportuna gestione dei pascoli e delle colture
evitare tutte le forme di inquinamento che possono risultare dalle tecniche agricole
produrre generi alimentari di alta qualità ed in sufficiente quantità
ridurre al minimo l’uso di energia fossile
fornire al bestiame condizioni di vita consone alle loro necessità fisiologiche ed ai principi umanitari
(da M.Mazzoncini)

 

IL MODELLO SISTEMICO
Il modello sistemico si basa sulla analisi degli elementi e delle risorse presenti nell’agroecosistema agricolo e delle loro reciproche interazioni; prevede lo studio di soluzioni che migliorino la organizzazione delle risorse ambientali, strutturali e tecniche, processo che porta alla massima resa del sistema con il minimo dispendio energetico.
Si tende al massimo utilizzo delle risorse presenti all’interno del sistema, come il suolo per i pascoli, il bosco per il microclima, ristrutturazione di strutture già presenti, l’energia solare per il funzionamento degli impianti e la produzione di biomassa vegetale, in modo da ridurre al minimo la necessità di input esterni al sistema stesso, come l’energia fossile.
L’ apporto in informazioni ( cultura) è più importante rispetto all’ apporto in energia fossile e chimica del sistema convenzionale.
L’ elemento di controllo e intervento umano è di fondamentale importanza, cambia però la sua forma rispetto al modello convenzionale: conoscenza di suolo, piante, animali, interazioni tra essi, scelta delle specie piu’ adatte all’ ambiente e non viceversa, interventi correttivi soprattutto preventivi in caso di squilibri, gestione sanitaria basata su omeopatia e fitoterapia.
IL PASCOLO
Una corretta gestione dei pascoli, dal punto di vista sia agronomico che ambientale, si ottiene suddividendo gli stessi in parcelle e facendovi ruotare i gruppi di animali, tale pratica si chiama “ rotazione dei pascoli”.Essa consente di ottenere la massima resa per ettaro di foraggio perché permette una buona ricrescita del cotico erboso nei periodi di riposo del terreno, limita la crescita di infestanti e fenomeni quali il calpestamento e il dilavamento.
Tanto maggiore è il numero di parcelle disponibili e minore il tempo di permanenza su ogni parcella, tanto più grandi sono i vantaggi che si ottengono dal punto di vista sia sanitario, che economico (maggiore resa in Unità Foraggere per ettaro) che ambientale.
Quindi un più razionale utilizzo del pascolo, cui sono particolarmente vocate razze bovine rustiche, può portare ad una diminuzione dell’ utilizzo di cereali da granella ed insilati,con una conseguente riduzione del consumo di energia fossile necessaria per ottenere le produzioni animali.
Gli imput necessari alla crescita dell’ erba sono principalmente energia solare, acqua, sostanza organica (che deriva dalle feci degli animali), e solo parte energia fossile per lavorazioni periodiche, mentre le colture cerealicole richiedono un impiego più consistente di energia fossile e acqua.
BIBLIOGRAFIA
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Rist M.e Schragel I. “Allevamento etologico dei bovini” EDAGRICOLE
Ricklefs R. E. “L’ economia della natura” Ed. Zanichelli
Mollison B.-Slay R.M. “Introduzione alla permacoltura”Terra Nuova Edizioni”